Vetralla – (sil.co.) – In carcere da due settimane con l’accusa di tentato omicidio per avere massacrato a bastonate il funzionario del ministero delle infrastrutture Federico Vittorio Rapisarda dovrà aspettare.
Ieri il tribunale del riesame si è riservato sull’istanza di revoca o sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere presentata dall’avvocato Paolo Delle Monache per il pregiudicato 55enne vetrallese Giancarlo Santagati, arrestato lo scorso 7 marzo, cinque mesi dopo la feroce aggressione del 4 ottobre scorso a Roma del provveditore 68enne Rapisarda, vittima di un agguato nell’androne del suo palazzo di via delle Carrozze, in pieno centro.
Santagati, con precedenti per lo più per reati contro il patrimonio, violazioni del codice della strada e stupefacenti, è detenuto presso la casa circondariale Nicandro Izzo di Viterbo, con l’accusa di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e rapina, quest’ultimo per essere scappato a piedi dopo il pestaggio, portandosi appresso il borsone da palestra che portava la vittima a tracolla.
Il 55enne, che all’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere, secondo gli inquirenti avrebbe agito su commissione da parte di un funzionario del Mit con casa a Vetralla, il 63enne Daniele Moretti, anche se ad oggi non è stato chiarito il movente, che potrebbe essere legato a una mancata promozione o comunque a “sgarbi” legati all’attività lavorativa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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