Viterbo – (sil.co.) – “Scatola nera” in soccorso del camionista accusato di violenza dalla badante.
È ripreso martedì davanti al collegio il processo all’ex camionista settantenne accusato di violenza sessuale dalla badante dei genitori, alla quale avrebbe palpeggiato i glutei e il seno. Nel frattempo sono passati dieci anni.
Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe dato per scontato che la badante dovesse occuparsi non solo del padre e della madre, ma pure di lui, soggiacendo anche ai suoi comodi.
La presunta vittima, una sessantenne d’origine romena, sentita in aula lo scorso primo ottobre, ha confermato le accuse. “Ogni volta che veniva a trovare i genitori mi molestava, e due volte mi ha messo le mani addosso, provando anche a baciarmi, il 14 dicembre 2014 e il 26 gennaio 2015”, spiegando anche che in seguito agli sgraditi approcci avrebbe chiesto il licenziamento e sarebbe ricorsa alla disoccupazione.
“Il mio assistito nel giorno di gennaio indicato dalla parte offesa era fuori per lavoro e lo può dimostrare, si trovava a Greve in Chianti”, ha sottolineato sei mesi fa il difensore Giuseppe Picchiarelli. Martedì è stato il giorno della verità, con la testimonianza di un esperto del campo, l’ingegnere Franchino Franchino, che esaminando il disco tachigrafico del camion in uso all’imputato, ha chiarito che quando sarebbero avvenute le presunte violenze, lui era in realtà altrove.
Una collega e amica della persona offesa ha invece descritto la condotta a sfondo sessuale dell’imputato A settembre saranno sentiti due testimoni della difesa e si procederà a discussione e sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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