Viterbo – (sil.co.) – Prima ha provato a negare poi – messo alle strette – ha ammesso davanti al giudice: “Sì, è vero, ho minacciato la mia ex di tappezzare l’università di foto sue nuda”.
È il caso di revenge porn e non solo di cui sarebbe stata vittima una studentessa fuori sede di biologia, oggi 23enne, che, dopo essersi innamorata di un coetaneo conosciuto su Instagram nella primavera del 2022, ha deciso di chiudere con lui nell’estate dell’anno successivo, dopo una breve convivenza assieme alle sue due coinquiline, a causa dei continui e violenti litigi di coppia.
È finita con una denuncia per lesioni e stalking, presentata l’11 dicembre 2023 in questura. Ricatti a sfondo sessuale a parte, lui sarebbe stato “specializzato” in morsi. Agli atti ci sono le fotografie di tre diversi morsi subiti dalla parte offesa in tre distinte occasioni – “uno alla guancia destra, uno alla sinistra e uno sulla fronte”, ha spiegato un vice ispettore della squadra mobile di Viterbo – uno dei quali avrebbe impiegato a guarire più di un mese, durante il quale la ventenne sarebbe stata costretta a stata chiusa in casa e a non poter frequentare le lezioni.
L’imputato, un 28enne assistito dall’avvocato Anna Pacifici, si è sottoposto a interrogatorio mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ha ascoltato a porte chiuse e in modalità protetta anche un teste della difesa minorenne.
“C’erano liti pesanti ed entrambi alzavamo le mani”, ha detto l’imputato, ammettendo però di avere sofferto di “problemi di aggressività” per cui si sta curando. “Ma non l’ho strangolata con la cintura di sicurezza, ho solo dato un cazzotto sul parabrezza”, ha riferito in merito a uno degli episodi più preoccupanti narrati in aula dalla parte offesa lo scorso 30 ottobre.
Quel giorno la 23enne ha raccontato anche l’episodio più cruento di tutti: “Per convincermi a tornare insieme, si è presentato sotto casa mia con la coscia sfregiata dal mio nome inciso sulla carne viva con un oggetto acuminato”.
“Non ero io a seguire lei ma lei a seguire me – ha detto l’imputato – avevamo entrambi la posizione l’uno dell’altro sui rispettivi cellulari, così sapevamo sempre dove eravamo”. “Sono stato picchiato dal fratello, un giorno che lei si è fatta trovare con lui, la madre e amici loro, mi ha schiaffeggiato poi mi hanno accerchiato e preso a calci, è venuta la polizia, mi hanno portato all’ospedale in ambulanza”, ha proseguito. Dopo di che ha prima negato e poi ammesso il revenge porn.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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