Vetralla -(sil.co.) – Minacce ai genitori per farsi pagare un debito di droga del figlio, uno dei tre presunti pusher imputati invece di farsi interrogare rilascia spontanee dichiarazioni e chiede perdono.
“Mi dispiace, non volevamo mettere paura a nessuno, la situazione ci è sfuggita di mano. Ora lavoro e spero si chiuda il prima possibile questa brutta vicenda”, ha riferito ieri davanti al collegio, dopo la deposizione dell’ultimo teste dell’accusa, il carabiniere che poco dopo le nove di sera del 10 maggio 2021 ha preso la telefonata al 112 della madre, vittima col marito di minacce di morte al figlio. “Se non pagate, lo uccidiamo, gli spariamo”.
“La donna ci segnalava la presenza di quattro ragazzi che suonavano insistentemente alla porta di casa, cercando il figlio, che doveva loro 800 euro”, ha detto, riferendo sull’allarme. Pochi giorni prima, il 21 aprile, il figlio, messo sotto pressione, aveva messaggiato ai presunti aguzzini: “Entro giovedì cercherò di darvene almeno la metà”. Il giorno successivo uno di loro gli avrebbe intimato via smartphone: “Oggi voglio i soldi”.
In tre furono sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora a Vetralla e sono finiti a processo. Il padre del debitore, che al momento dell’irruzione, stanco di una giornata di lavoro, sarebbe stato già semiaddormentato sul divano, ha ricordato in tribunale di essersi svegliato sentendo delle voci maschili concitate che chiedevano insistentemente alla moglie dove fosse il figlio e le minacce di morte: “Sennò lo uccidono”.
“Andando via ci hanno detto che gli davano tre giorni di tempo”, ha testimoniato la madre, che poi assieme al marito ha provveduto a saldare un po’ alla volta il debito di droga. “L’accordo era di versare soldi su una carta PostePay, cosa che abbiamo fatto fino a quando non è stata bloccata”, ha detto la donna.
Il figlio, anche lui ascoltato in aula, ha ammesso di “fare affari” con gli imputati e di avere contratto un debito a detta sua di 700 euro “che non riuscivo a saldare”. La droga sarebbe stata hashish.
Discussione e sentenza a luglio.
Articoli: Minacce a genitori per debito di droga del figlio, tradito dalla balbuzie uno dei tre imputati – “Vostro figlio deve pagare un debito di droga di 800 euro, altrimenti gli spariamo”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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