Viterbo – (sil.co.) – Il nonno picchiato fuori scuola: “Sono stato arrestato dai carabinieri mentre ero a un funerale al Verano perché secondo mia figlia e mio genero avevo violato il divieto di avvicinamento”.
Oltre al divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto, ha anche il divieto di dimora nel territorio del comune di Viterbo. Ad eccezione della frazione dove vive, col permesso eccezionale, mercoledì, di venire in tribunale lo stretto necessario per farsi interrogare.
L’arresto al cimitero, i primi di settembre dell’anno scorso, è uno dei tanti episodi raccontati tra le lacrime dal nonno di 76 anni che il 23 novembre 2023 fu trovato in macchina privo di sensi di fronte alla Canevari, dove stava aspettando i nipoti per fare loro un saluto dopo che la settimana precedente, il 15 novembre, il genero, un 45enne viterbese, gli aveva intimato di non andare più a prenderli a scuola.
“Ero in auto, col finestrino abbassato, quando sono stato colpito risvegliandomi in ospedale”, ha detto l’uomo, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, al giudice Giacomo Autizi, dove è imputato di avere perseguitato la figlia dopo quell’episodio per cui invece è imputato di lesioni il genero. “Dopo tanto chiedere e penare, solo ieri abbiamo potuto finalmente acquisire e visionare il video di quell’aggressione, che qualcuno ha insinuato il mio assistito si fosse inventata – ha rivelato Sicilia – ebbene, non si vede il volto del genero, ma tutto nella fisionomia e nel modo di muoversi riconduce a lui”.
“Sporsi denuncia contro ignoti – ha spiegato l’imputato – ma quando il 14 dicembre 2023 mia figlia fu chiamata in commissariato, disse ‘da questo momento per me mio padre è morto'”. Rotti i ponti, è stato denunciato.
Il 76enne, un ex ferroviere sposato con una hostess di volo, ha detto di avere fatto “da mamma e papà” alla figlia: “Quando ha compiuto un anno e mia moglie è tornata a lavorare, me la portavo io al nido dei ferrovieri. Poi sono andato in pensione per motivi di salute e l’ho cresciuta fino a 18 anni, eravamo in simbiosi”, ha raccontato.
“Fino a quando non ha conosciuto il futuro marito, con cui ho parlato solo quattro volte, l’ultima quando, dopo tre anni che andavo a prenderli a scuola, mi ha strappato mio nipote e detto ‘i nipoti te li devi scordare’. Io e mia moglie siamo stati solo al loro matrimonio, nel 2014, ma dopo essersi preso nostra figlia, ci ha esclusi da ogni festa e ogni cerimonia di famiglia. Non ci hanno invitati ai battesimi, né alla laurea di mia figlia, mentre che lei era stata assunta lo abbiamo saputo dai social perché a noi non lo ha detto”, ha spiegato.
Per la difesa è stata ascoltata la moglie: “Prima con mia figlia ci sentivamo tutti i giorni, ora non la sento più da due anni”. A luglio la prossima udienza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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