Capranica – “Ex poliziotto condannato a 8 anni, ma la vittima non ha ancora avuto giustizia”. Protesta la legale di parte civile Alessia Moscardelli alla luce, dopo otto mesi dalla sentenza di primo grado, del mancato deposito delle motivazioni: “La mia assistita è una vittima che continua ad attendere la tutela dei suoi diritti da parte di chi amministra la giustizia e che non deve attendere oltre”.
Viterbo – La panchina rossa del tribunale nel riquadro l’avvocata Alessia Moscardelli
A distanza di otto mesi dalla condanna a 8 anni di carcere in primo grado dell’ex poliziotto che quasi cinque anni fa a Capranica accoltellò la ex che lo stava lasciando, la difesa della vittima presenta istanza per il deposito delle motivazioni per le quali il collegio si era preso tre mesi di tempo. Motivazioni indispensabili alla difesa per presentare un eventuale appello.
“Senza le motivazioni – ricorda l’avvocato di parte civile Alessia Moscardelli – l’imputato non può presentare appello, allungando così i tempi perché si arrivi a una sentenza definitiva. Nel frattempo la mia assistita, che ha riportato danni permanenti, è ancora in attesa del risarcimento per i danni subiti oltre quattro anni e mezzo fa”.
Era il primo pomeriggio del 29 gennaio 2021 quando la vittima, una donna oggi 58enne d’origine polacca, fu colpita con 5 coltellate dal compagno, l’ex poliziotto sessantenne Alberto Aniello, che lo scorso 14 gennaio è stato condannato a otto anni di reclusione per tentato omicidio e a una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro per i danni subiti dalla parte offesa in vista della quantificazione in sede civile del risarcimento.
“Ad oggi, trascorsi 240 giorni, non ci sono tracce di deposito della sentenza Nel frattempo il 24 agosto abbiamo deciso di rivolgere ‘rispettosa ed urgente istanza’ al presidente perché voglia disporre ogni opportuno provvedimento affinché sia depositata la motivazione della sentenza pronunciata in data 14 gennaio 2025”, sottolinea Moscardelli, presente in collegamento video il giorno della sentenza, in sostituzione della collega Ernestina Portelli.
Il sessantenne, che ha già scontato un anno e otto mesi di reclusione, detenuto nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo da dove è uscito prima della fine del processo, dovrà essere sottoposto, secondo il dispositivo della sentenza di primo grado, anche a 2 anni di libertà vigilata una volta scontata la pena detentiva.
Era il primo pomeriggio del 29 gennaio 2021. La condanna è arrivata dopo quattro anni e un lungo processo cominciato il 9 giugno 2021.“È la cronaca di una morte schivata, la vittima è stata fortunata perché è riuscita a scappare”, torna a dire Moscardelli.
“La mia assistita semplicemente aveva fatto le valigie e stava lasciando il compagno, si era messa il rossetto e se ne stava andando da casa, quando Alberto Aniello non ci ha visto più e le ha sferrato cinque coltellate. Non è morta non perché lui non volesse ucciderla, ma perché non gli è riuscito, perché il corridoio era stretto, perché lei è riuscita a guadagnare la porta, perché è stata soccorsa dal vicino, perché è stata fortunata”, ribadisce la legale della 58enne, che ha riportato lesioni permanenti.
“Non solo lesioni fisiche, ma psicologiche, mentali, come detto dal consulente tecnico d’ufficio. Lei aveva tutto il diritto di andarsene e infatti se ne stava andando, lo stava lasciando. La mia assistita, dopo decenni trascorsi nel nostro paese, è tornata in Polonia perché per lei l’Italia è da dimenticare”, prosegue Moscardelli.
“Se lo scopo è convincere le vittime a denunciare, le vittime non vanno svilite. Come nel caso della provvisionale immediatamente esecutiva di soli diecimila euro a fronte di una richiesta da parte di questa difesa di 30mila euro. Otto anni di reclusione, considerata l’attenuante del parziale vizio di mente riconosciuta all’imputato, sono una pena giusta per il reato di tentato omicidio. Ma vorrei sottolineare che pene di poco inferiori vengono inflitte per il reato di maltrattamenti”, la conclusione della legale.
Una volta uscite le motivazioni, i difensori Amedeo Centrone e Federica Ambrogi del foro di Viterbo potranno, se lo riterranno opportuno, ricorrere in appello contro la sentenza di primo grado. Intanto sono trascorsi otto mesi.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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