Viterbo – (sil.co.) – Commerciante sessantenne di un centro del lago di Bolsena condannato a due anni e tre mesi per tentata estorsione e usura ai danni di una giovane coppia del posto con problemi di droga e una cartoleria in crisi. Dovrà inoltre pagare una multa di 5500 euro. Il pm Michele Adragna aveva chiesto che l’imputato, finito ai domiciliari a inizio lockdown, venisse condannato a una pena di tre anni e nove mesi di reclusione e 1200 euro di multa.
Il pubblico ministero Michele Adragna
Cinquemila euro diventati 8mila. Il commerciante, a processo davanti al collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli, è stato arrestato all’inizio dell’emergenza Covid dai carabinieri della compagnia di Tuscania assieme a una delle presunte vittime, un giovane oggi 31enne dello stesso paese, che finì a sua volta in manette per spaccio, con precedenti per una rapina alle poste. Secondo l’accusa iniziale gli avrebbe chiesto un prestito di 5mila euro, per debiti derivanti dalla sua attività di spaccio, chiedendogliene indietro 8mila entro quindici giorni.
L’altra storia della ex. Il processo è entrato nel vivo il 17 febbraio 2021, quando l’ex fidanzata del 31enne, una coetanea residente in un centro dei Cimini, testimoniò in tribunale raccontando un’altra storia, ovvero come anche lei fosse stata vittima dello strozzino, un commerciante titolare di un negozio di ricambi auto che avrebbe conosciuto da sempre il ragazzo. Non per la droga, ma per la cartoleria.
Cartoleria in crisi. “I soldi glieli abbiamo chiesti non per debiti di droga, ma per pagare i fornitori della cartolibreria, in quanto il negozio, che poi abbiamo chiuso, stava attraversando un momento di difficoltà. Lui ce li ha portati in pezzi da 500 euro, anche difficili da piazzare, facendoci firmare una carta dove c’era scritto che erano l’acconto per la macchina di suo padre, col dire che così la somma era giustificata. Una volta firmato, però, ha detto al mio ex ‘se non me li ridai, mi tengo la macchina’”.
Escalation di minacce. Sempre più pressanti. E la giovane, spaventata, avrebbe sottratto due assegni alla madre per garantire il debito. “Mamma li aveva preparati senza il nome del beneficiario per pagare dei lavori di ristrutturazione in casa e io li ho presi senza dirle niente”, ha spiegato.
“Il tuo fidanzato è morto“. La vicenda sarebbe venuta alla luce quando i carabinieri le hanno sequestrato il cellulare in occasione di un’operazione antidroga. “I militari hanno visto che c’erano dei messaggi dell’imputato”, ha detto la presunta vittima. Nei messaggi ci sarebbero state frasi come “ti vengo a prelevare”, “il tuo fidanzato è morto”, “…perché io la gente la vado a prelevare a casa e gli scambio i piedi mentre dorme”, “se non ci vado io, ci mando i miei zingari”.
Spauracchio Casamonica. “A voce l’imputato mi ha anche detto di essere imparentato coi Casamonica”, ha spiegato la trentenne, spiegando perché nel corso di una telefonata intercettata tra lei e il suo ex, gli abbia fatto il nome di due pregiudicati dei Cimini, spiegando che erano “due Casamonica del posto”, dicendosi spaventata che girassero sotto la sua abitazione.
Versione dei genitori della coppia. Tra i testimoni anche i genitori del 31enne e la madre dell’ex fidanzata. Quest’ultima ha detto di soffrire di amnesie a causa di depressione, attacchi di panico e ansia, ricordando, a malapena, solo di non avere mai più ritrovato i due assegni per 8mila euro denunciati come smarriti. Avrebbero saputo della vicenda solo dai carabinieri, invece, i genitori del ragazzo.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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