Caprarola – Omicidio di Caprarola, irrompono al processo i precedenti penali di Ian Patrick Sardo. Pochi mesi prima avrebbe aggredito anche un testimone oculare. Sardo avrebbe ucciso Cristofori per pochi spicci. Sotto il cadavere tre monete, mentre sferrandogli la coltellata mortale gli avrebbe urlato: “È per gli infami”.
Ian Patrick Sardo, il 32enne imputato di omicidio
Sotto il cadavere c’erano tre monete. Ian Patrick Sardo, oggi 32enne, avrebbe dovuto essere ricoverato in Rems la sera del 27 novembre 2024, quando ha violato la libertà vigilata per uscire a cercare le sigarette, uccidendo il vicino di casa 68enne Renzo Cristofori, forse per pochi spicci. Sotto il cadavere i soccorritori hanno trovato tre monete, da un euro, 50 e 20 centesimi.
Dispetti se non otteneva denaro. “Chiedeva soldi a tutti in continuazione in paese, soprattutto alle donne e agli anziani, che avevano paura a dirgli di no, perché poi gli faceva i dispetti, danneggiamenti e simili. Creava problemi ed era gravato da tantissime denunce”, ha spiegato alla corte d’assise e al pm Massimiliano Siddi uno dei militari della stazione dei carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, cui è stata affidata la ricostruzione della storia pregressa.
Socialmente pericoloso. “Ha cominciato ad accumulare precedenti penali da quando era ancora minorenne – ha spiegato – dal 2021 al 2024 si è registrata un’escalation. Ho contato qualcosa come 56 inserimenti nella banca dati Sdi, per droga, denunce, arresti, ordinanze. Ha problemi di tossicodipendenza e disturbi mentali”. Ad oggi è stato sottoposto a tre perizie psichiatriche, risultando due volte seminfermo di mente e una volta affetto da totale vizio di mente. Sempre socialmente pericoloso.
“Ha aggredito pure me”. Durante la prima udienza testi del processo in cui Sardo è imputato di omicidio volontario pluriaggravato, è emerso che sarebbe stato denunciato anche da uno dei due testimoni oculari presenti sulla scena del crimine la sera che ha ucciso Cristofori. Si tratta dell’amico 73enne della vittima che, come tutte le sere, dopo cena, era andato a sedersi sulla panchina di fronte a quella del 68enne, sotto la sua abitazione al civico 43 di via Sant’Egidio. Una storia di urina, non si è capito se umana o di gatto. Era l’estate del 2024, pochi mesi prima del delitto. “Ho sporto querela per farlo calmare, perché mi aveva dato una spinta e fatto cadere per terra”, ha spiegato il 73enne.
“Cristofori gli faceva del bene”. La vittima, sempre secondo il 73enne, gli avrebbe fatto spesso del bene: “Lo aiutava, gli dava qualche soldo, gli passava qualche sigaretta. Quella sera gli ha chiesto una sigaretta e gliel’ha data. Poi, quando si è alzato dalla panchina per farlo accendere, Sardo lo ha colpito. Lui ha gridato una cosa tipo ‘mi ha fregato, mi ha acchiappato’ ed è caduto. Non ricordo se il ragazzo gli avesse anche chiesto 5 euro, come faceva spesso, e se Renzo gli avesse detto che non li aveva”, ha proseguito il teste, che alle 20,58 ha chiamato il 118, dicendo all’operatore che il suo amico era stato colpito con un pugno in faccia ed era caduto per terra. “Non ho visto se Sardo in mano avesse un coltello o un cacciavite, ho visto che l’ha colpito e basta”.
Presunto movente i soldi. Un istante prima, Cristofori avrebbe aperto la giacca per riparare dal vento la fiamma mentre faceva accendere l’omicida, il quale, prima di accoltellarlo e farlo cadere sulla lamiera della legnaia, avrebbe gridato “questo è per gli infami”, facendo accorrere il vicino 68enne in strada. Come se Cristofori lo avesse tradito. Potrebbe avere scorto dei soldi oppure il portafoglio in una tasca della giacca, dopo essersi sentito negare i 5 euro. Oppure potrebbe avere temuto una sua testimonianza o una denuncia. anche da parte sua. Ma questo lo sa solo il 32enne, che ad oggi non ha confessato il delitto.
Familiari in aula. Venerdì sono stati ascoltati in tribunale i primi sette testimoni del pm Massimiliano Siddi. Si torna in aula il 6 novembre per sentire tutti gli altri testi dell’accusa, tra cui i familiari dell’ucciso. La corte d’assise è presieduta dal giudice Francesco Oddi, a latere Jacopo Rocchi. Madre e sorella sono parte civile con l’avvocato Andrea Marinelli. L’imputato è difeso dai legali Paolo Casini e Vania Bracaletti.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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