Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tribunale - Si aggrava la posizione del medico, che è anche direttore sanitario della struttura, accusato di omicidio colposo

Ventenne si toglie la vita in clinica, il pm: “Lo psichiatra non valutò il rischio di suicidio”

Condividi la notizia:

Soriano nel Cimino  – (sil.co.) – Si aggrava la posizione dello psichiatra a processo per omicidio colposo davanti al giudice Ilaria Inghilleri dopo che una paziente ventenne si è tolta la vita presso una clinica di Soriano nel Cimino di cui era anche il direttore sanitario. Ieri il pubblico ministero Massimiliano Siddi ha integrato il capo d’imputazione contestando all’imputato anche l’omessa valutazione del rischio suicidario.


Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi


Secondo il professor Franco Ferracuti, consulente dei quattro familiari che si sono costituiti parte civile,  non vi era stata una effettiva valutazione, nonostante i dati anamnestici, di un rischio suicidario. Il fratello e la sorella della vittima sono assistiti dall’avvocato Roberto Borgogno e i genitori dall’avvocato Amedeo Centrone.

Il tragico gesto è stato scoperto attorno alle ore 22 del 27 dicembre 2020, quando è giunta segnalazione alla centrale operativa della compagnia carabinieri di Civita Castellana in merito ad una richiesta di intervento per il probabile suicidio di una ragazza presso una struttura per la cura dei disturbi del comportamento alimentare. Quando i militari sono giunti sul posto hanno trovato i soccorritori del 118 intenti ad operare manovre di rianimazione sul corpo esanime di una giovane donna, che si trovava all’interno della sua camera da letto al secondo piano della struttura.

L’infermiera di turno aveva rinvenuto, nella doccia della camera da letto, la paziente, in posizione accovacciata e con sul capo una busta di plastica, portandola fuori dalla bagno, adagiandola sul pavimento e iniziando la  manovra di rianimazione in attesa del personale dell’emergenza sanitaria. Inutile ogni tentativo di soccorso, la paziente è stata dichiarata morta alle 22,45.

La giovane avrebbe sofferto di anoressia nervosa da circa quattro anni e, dal 18 dicembre 2019 al 13 giugno 2020, era stata già ricoverata presso la clinica dei Cimini, da dove era stata dimessa nonostante il padre, medico, fosse contrario. Dopo circa quattro mesi, durante i quali la giovane si sarebbe trovata un lavoro e iscritta a un corso di moda, si era reso necessario un secondo ricovero, in data 6 novembre 2020.


Amedeo Centrone

L’avvocato dei genitori, Amedeo Centrone


Tragedia annunciata. La paziente avrebbe chiamato spesso il genitore, dicendo di stare male, situazione diventata particolarmente incisiva negli ultimi dieci giorni prima del suicidio, periodo durante il quale il padre avrebbe avuto diversi incontri con l’imputato, chiedendo se la figlia avesse altre patologie psichiatriche e se la struttura fosse adeguata, ricevendo rassicurazioni. Il giorno di Natale, in particolare, avrebbe ricevuto più volte chiamate dalla figlia, inviando un messaggio all’imputato, scrivendogli che la figlia era sofferente e che aveva bisogno di supporto e di aiuto.

Paura per un panino “rubato”. Il giorno della morte, infine, avrebbe avuto contatti telefonici con la figlia, la quale lo avrebbe informato di aver litigato con altra degente e che le avevano fatto una flebo per calmarla, rappresentandogli che non voleva più stare in quella struttura e che voleva farsi venire a prendere il giorno successivo. La fiala di “calmante” le sarebbe stata somministrata alle 15, mentre l’ultimo contatto con il padre è delle ore 19 del 27 dicembre 2020, quando la figlia gli avrebbe detto di temere di essere “cacciata” dalla struttura perché aveva “rubato” un panino che non le spettava dal vassoio, litigando con l’infermiera. 

Non era la prima volta. La giovane aveva messo in atto un altro tentativo di togliersi la vita nella sua abitazione, quattro giorni prima del ricovero del 6 novembre 2020, quando era stata trovata dalla madre con una cintura al collo e un cuscino in faccia. ma nella cartella clinica, al momento dell’ingresso, sarebbe stata indicata solo la “bulimia nervosa”, senza alcun riferimento al tentativo di suicidio. Al momento del secondo ricovero, i genitori avrebbero chiesto se la struttura fosse idonea oppure se risultasse necessario ricovero presso un centro per problematiche psichiatriche, dal momento  che, dopo le dimissioni, a seguito di un primo periodo sereno, il quadro psichiatrico secondo la famiglia si era aggravato.

Medicinali non idonei. Sempre secondo il professor Ferracuti,  c’è stata una mancata“tematizzazione”del suicidio nel corso del percorso terapeutico ~ nonostante tale rischio fosse concreto per la precedente ideazione suicidaria di inizio novembre, il che ha influito sulle modalità della gestione della paziente, impendendo di scongiurare il gesto anticonservativo realizzato la sera del 27 dicembre, essendo stati somministrati medicinali non idonei a prevenire il rischio suicìdari e sottovalutata la brusca alternanza di stati emotivi, cosi come l’instabilità della giovane.

Si torna in aula a novembre, dopo la concessione dei termini a difesa al legale dell’imputato in seguito all’integrazione del capo d’imputazione. 


– Paziente si suicida in clinica, psichiatra accusato di omicidio colposo


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia:
31 ottobre, 2025

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/