Acquapendente – “Era un’anguilla, metteva le mani dappertutto”. Ma non sono bastate le testimonianze della presunta vittima e di un’altra ex badante dei genitori di un camionista dell’Alta Tuscia per farlo condannare per violenza sessuale, nonostante ieri la pm Aurora Mariotti abbia chiesto al collegio una pena di tre anni di reclusione.
Il difensore Giuseppe Picchiarelli
A distanza di dieci anni dai presunti palpeggiamenti, l’imputato è stato assolto con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste.
Appassionata la difesa dell’avvocato Giuseppe Picchiarelli, che ha posto l’accento sulle contraddizioni della parte offesa, una badante di origine romena che, per il legale ma anche per la figlia del camionista, sentita ieri come testimone, avrebbe sporto denuncia per farsi licenziare, ottenendo così il sussidio di disoccupazione mentre cercava un lavoro meno oneroso.
“Diceva che non ce la faceva più a fare quella vita, voleva iscriversi un corso per diventare oss e lavorare presso strutture sanitarie, con maggiore sicurezza economica e giornate meno sfiancanti. Ma le serviva di essere licenziata, per accedere ai sussidi e realizzare i suoi piani”, è emerso durante l’ultima udienza del processo.
“Dopo un anno di convivenza col nonno senza una gamba e con la nonna che aveva l’Alzheimer, non ce la faceva più. Anche perché la casa era isolata. rispetto al paese e c’era un solo bus al giorno. Noi le avevamo chiesto del tempo, perché era veramente difficile trovare una sostituta, allora ha minacciato di denunciare che mio padre era ‘invadente’ pur di andarsene. E lo ha fatto”, ha spiegato la figlia dell’imputato, sessantenne all’epoca della denuncia.
Due gli episodi per cui l’uomo è finito a processo con l’accusa di violenza sessuale, aggravata dal rapporto di lavoro con la presunta vittima, anche se il pm, pur chiedendo la condanna, gli ha riconosciuto la lieve entità,
Il primo episodio è risalente al 14 dicembre 2014, quando le avrebbe toccato seni e glutei attirandola con una scusa in camera dei genitori: “Ma era domenica e lei di domenica non c’era perché non lavorava”, ha fatto notare Picchiarelli. Il secondo datato 26 gennaio 2015: “Che era lunedì e lei prendeva sempre la domenica e il lunedì liberi, per cui non poteva esserci. SEnza contare che il cronotachigrafo del camion lo colloca in viaggio per Greve in Chianti, dove la mattina del 27 gennaio è stata confermata la sua presenza, come riferito dall’imputato”, ha sottolineato il legale.
Non doveva finire dopo dieci anni. “Oggi un processo per violenza sessuale non andrebbe più così per le lunghe – ha detto la giovane pm Mariotti, sottolineando – ma qui i tempi si sono allungati anche perché la procura ha chiesto l’archiviazione, la parte offesa si è opposta, salvo tirarsi poi indietro anche se il reato è perseguibile d’ufficio. Così il gip ha disposto l’imputazione coatta, con decreto che dispone il giudizio del gennaio 2021”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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