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Sussurri e grida dalla città - Viterbo - Parla la proprietaria del Padel Planet, a via Saffi, che mette fine alla sua attività e vende il locale di famiglia dopo un secolo: "La situazione è peggiorata con l'amministrazione Frontini"

Manuela Palombi: “Prima nel centro c’era la vita, adesso è morto e alla fine ti arrendi e chiudi pure tu…”

di Irene Temperini
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Viterbo – “Prima nel centro c’era la vita, adesso è morto e alla fine ti arrendi e chiudi pure tu…”. Parla la proprietaria del Padel Planet, a via Saffi, che chiude e vende il locale di famiglia dopo un secolo.

A via Saffi a breve la chiusura di Padel Planet, negozio specializzato nella vendita di abbigliamento e accessori sportivi, aperto quattro anni fa e ora messo in vendita. A raccontare la storia di questa attività tra ricordi, racconti, tristezza e ironia, la proprietaria Manuela Palumbo e suo figlio Alessandro Pecci, che vendono il negozio di loro proprietà da cento anni.

Viterbo - Chiusura del Padel Planet - La proprietaria Manuela Palumbo

Viterbo – Chiusura del Padel Planet – La proprietaria Manuela Palumbo


Come mai questa chiusura? 
“Come mai chiudiamo secondo te? Perché è chiuso il centro storico, perché è morto, è finito. E siamo arrivati a dire basta”.

Che cosa secondo lei non è stato fatto per il centro?
“È semplice, affacciati di fuori, guarda, non passa nessuno. Via Saffi è isolata, è rimasta la via più isolata di tutto il centro storico. Siamo stati molto penalizzati dalla chiusura dei parcheggi e il parcheggio a piazza Fontana grande poteva essere lasciato. Se lasciavi il parcheggio, anche quello a mezz’ora, si poteva dare una mano al centro storico, invece la sindaca Chiara Frontini li ha levati tutti. Non fai in tempo a lasciare la macchina che subito ti fanno una multa. Io e mio figlio le abbiamo prese le multe anche mentre scaricavamo”.

Viterbo - Chiusura del Padel Planet

Viterbo – Chiusura del Padel Planet


Da quanti anni è che vedete peggiorata la situazione?
“Soprattutto da quando c’è l’amministrazione Frontini, perché prima magari si chiudeva un po’ un occhio, si veniva più incontro ai commercianti”. 

Quanti anni ha questa attività?
“Ce l’ha avuta cinquant’anni mio marito, che è morto cinque anni fa e che qui aveva un negozio di abbigliamento, e prima ancora ce l’aveva il padre di mio marito, quindi circa un secolo”.

Viterbo - Chiusura del Padel Planet - La proprietaria Manuela Palumbo e suo figlio Alessandro Pecci

Viterbo – Chiusura del Padel Planet – La proprietaria Manuela Palumbo e suo figlio Alessandro Pecci


Vi dispiace vendere?
“Sì, ci dispiace tantissimo vendere, ma non si può continuare a dire che è tutto bello che tutto va bene, perché qui le cose non vanno bene per niente. La prospettiva primaria è fare i parcheggi per la gente che viene da fuori. Vanno tutti nei centri commerciali perché hanno i parcheggi. Fare una passeggiata a Viterbo è bello al di fuori che uno compri o no. Ma qua il problema è che proprio non gira gente, e bisogna fare i parcheggi. Bisogna fare dei pulmini, ma non uno l’ora, bisogna farli che passino spesso anche per agevolare il commercio quando piove. Qui nelle giornate di pioggia tu puoi pure non aprire. Per non parlare poi durante le manifestazioni. Qui ad esempio le manifestazioni non arrivano, ci dicono ‘pensateci voi’. Pure… Dobbiamo pensare pure a quello noi? Oltre a tenere aperto e illuminare la via, dobbiamo pure pensare a fare le manifestazioni e a pagarcele di tasca nostra?”. 

Qual è il modo secondo lei per far ripartire Viterbo?
“Bisogna fare innanzitutto i collegamenti. Il collegamento con Roma è fondamentale. È importantissimo. Poi bisogna finire la superstrada perché, ad esempio, tutta la gente delle navi da crociera non viene qui per questo, perché non ci sono le strade. Questa città è bella ma isolata, mancano le strade e i collegamenti. Il centro deve essere aiutato a non farlo morire”. 

Viterbo - Chiusura del Padel Planet - Alessandro Pecci

Viterbo – Chiusura del Padel Planet – Alessandro Pecci


Quando avete aperto questa attività del Padel?
“Abbiamo aperto – racconta Alessandro Pecci, il figlio della signora Palombi -, quattro anni e mezzo fa. I primi due anni si campava, adesso no, e se io devo stare qua tutto il giorno dentro a un negozio per guadagnare 1000-1200 euro al mese vado a fare un’altra cosa senza avere tutti i pensieri di un’attività in proprio”.

Le dispiace lasciare il centro storico?
“Sì, mi dispiace molto perché è una cosa che ho fatto con amore e con passione, anche perché qui c’era mio padre e prima ancora mio nonno, ma un commerciante deve vedere i numeri – dice Pecci -. Poi anche Internet è stata una ghigliottina perché non puoi essere competitivo con i prezzi online. Il movimento che c’è non dà un margine minimo di guadagno per andare avanti. Questo era l’unico negozio specializzato nella vendita di accessori attrezzature e abbigliamento per il padel che c’era a Viterbo, eppure sono costretto a chiudere perché la gente preferisce comprare online. È scomodo arrivare in centro, non hanno il parcheggio e poi perché uno potrebbe dire ‘vado in centro approfitto devo comprare questa cosa ci sono tante cose da vedere’, invece purtroppo non è così”. 

Viterbo - Chiusura del Padel Planet - La proprietaria Manuela Palumbo

Viterbo – Chiusura del Padel Planet – La proprietaria Manuela Palumbo


“E poi – aggiunge la signora Palombi -, non parliamo della svalutazione che hanno i locali del centro. Li hanno messi sotto terra questi nostri locali del centro. Quindi adesso se vuoi vendere questo locale, devi venderlo sottocosto. Io mi ricordo il centro quando era davvero il centro della città. Qui ad esempio ci vendevano gli uccelli, c’era l’idraulico, la panetteria, la macelleria, c’era chi vendeva il vino, c’era la gente con le borse che girava, c’era la vita. Nel centro c’era la vita, adesso è morto. Per vedere due persone, devi stare mezza giornata”.

Viterbo - Chiusura del Padel Planet

Viterbo – Chiusura del Padel Planet


È un fiume in piena la signora Palombi, che del centro storico è innamorata, avendo scelto di viverci e lavorarci. Si arriva a dire basta, a vendere un’attività di famiglia, ma non senza sofferenza e tristezza. 
“Tu affacciati adesso – aggiunge la signora Palombi-, guarda qui fuori e guarda chi passa. Nessuno. Continuare a stare qui mentre i negozi uno dopo uno tirano giù le saracinesche perché non ce la fanno più a mantenersi, anche no. Basta. Ti arrendi. Sì, alla fine ti arrendi”. 

Riprende il suo sorriso la signora Palombi per chiudere con ironia: “Sai cosa ho detto al mio amico Croce delle onoranze funebri? ‘Prendi un po’ di bare, le mettiamo tutte qua sulla strada con tutti i lumini accesi e le lapidi almeno richiamiamo la gente. Magari dicono ‘andiamo un po’ a vedere lì che so tutte ‘ste bare?’. Perché sennò proprio la gente qui non passa”. 

Irene Temperini


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22 gennaio, 2026

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