Viterbo – Il 26enne era detenuto al Nicandro Izzo – Indagini sulle ultime ore di vita
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 Abdullah Atik |
Viterbo – Sarà l’autopsia a chiarire le cause della morte di Abdullah Atik, il giovane detenuto trovato impiccato all’interno del carcere Nicandro Izzo. La salma è a disposizione dell’autorità giudiziaria e il pubblico ministero Flavio Serracchiani ha disposto l’esame per accertare con precisione le circostanze del decesso ed escludere responsabilità diverse da un gesto volontario.
Le indagini sono state affidate alla squadra mobile, intervenuta nel penitenziario per effettuare i rilievi e avviare gli accertamenti sulle ultime ore di vita del detenuto. Secondo i primi riscontri, Atik si sarebbe tolto la vita mentre si trovava da solo in cella. Il compagno di detenzione, infatti, non era presente.
Il 26enne era stato arrestato lo scorso tre settembre, la sera del trasporto della macchina di Santa Rosa, insieme al connazionale Baris Kaya. I due alloggiavano in un bed & breakfast in via Santa Rosa, dove avevano preso una stanza per diversi giorni senza mai affacciarsi all’esterno, nemmeno durante i festeggiamenti cittadini. Un comportamento che aveva insospettito il proprietario della struttura, spingendolo a contattare le forze dell’ordine.
L’intervento della polizia aveva portato all’irruzione nella stanza e all’arresto dei due giovani, trovati in possesso di numerose armi, tra cui una pistola Tokarev di fabbricazione russa, oltre a buste colme di cibo e sigarette. In quelle ore era stato ipotizzato anche un possibile rischio per la sicurezza pubblica, tanto che il trasporto della macchina si era svolto con le luci della città accese, in deroga alla tradizione.
Atik era detenuto con l’accusa di traffico d’armi. Non avrebbe lasciato messaggi o biglietti a spiegare il gesto. Negli ultimi tempi, secondo quanto emerge, avrebbe mostrato segni di fragilità, ma le cause del suo disagio restano da chiarire. Solo gli esiti dell’autopsia e il prosieguo delle indagini potranno fare piena luce sulla vicenda.
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