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Tribunale - Imputata di maltrattamenti aggravati in famiglia, una viterbese sessantenne si difende - Vittima finita al Santa Rosa

“Mai preso a bastonate il mio ex, l’ho allontanato perché molestava mia nipote”

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Viterbo – (sil.co.) – “Mia figlia lo aveva denunciato per abusi sulla mia nipotina”. Sarebbe il movente della separazione in casa, ma lei non avrebbe mandato all’ospedale l’ex compagno prendendolo a bastonate. 


Viterbo - L'avvocato Guido Conticelli

Viterbo – L’avvocato di parte civile Guido Conticelli


A processo per maltrattamenti aggravati nei confronti del compagno, che la sera del 4 agosto 2024 avrebbe preso a bastonate con la sua stessa stampella, facendolo finire in ospedale, una 59enne viterbese si è difesa ieri davanti al collegio, rivelando il motivo che due anni fa l’avrebbe spinta a interrompere la relazione durata quarant’anni con l’ex ultraottantenne da cui sono nati due figli. 

“Mia figlia lo ha denunciato per avere molestato mia nipote. Non potevo più fidarmi di lui”. ha riferito l’imputata al pm Michele Adragna e al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, rendendo pubblico il movente della separazione di fatto voluta da lei stessa, pur rimanendo a vivere sotto lo stesso tetto. “Io dipendevo da lui in tutto e per tutto, quando a fine luglio 2024 ha smesso di darmi i soldi, per andare avanti sono dovuta ricorrere perfino al parroco”.

Ha negato di avere mai preso l’ex a stampellate: “Cadeva in continuazione per terra, era caduto qualche giorno prima, lo ha soccorso il figlio e hanno anche chiamato il 118. “Sono io la vittima, mi sono anche rivolta al centro antiviolenza”, ha proseguito, mentre la difesa ha prodotto i referti del pronto soccorso, cui sarebbe dovuta ricorrere più volte in seguito alle presunte aggressioni. 

L’ex compagno si è costituito parte civile con l’avvocato Guido Conticelli, mentre la 59enne è difesa dalla legale Vania Bracaletti. Tra i testimoni un vigile del fuoco, intervenuto per aprire la porta di casa alla presunta vittima un giorno che lei, pur essendo a casa, non lo avrebbe fatto entrare.

In aula per l’accusa anche una figlia dell’uomo, avuta dalla prima moglie, secondo cui l’imputata, nonostante l’invalidità del padre, una volta decisa la separazione, gli avrebbe chiuso a chiave il bagno grande lasciandogli in uso solo quello piccolo: “Per cui un giorno sono andata a aprirglielo, togliendo la maniglia”. 

Prossima udienza in primavera. 


– “Preso a stampellate da mia moglie per anni”, donna a giudizio per maltrattamenti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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10 febbraio, 2026

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