Viterbo – (sil.co.) – “Tu parli troppo, ti darò una lezione”, e giù botte alla moglie davanti al figlioletto.
È successo due volte in un anno a una giovane mamma soccorsa in entrambi i casi dai poliziotti della squadra volante che l’hanno portata in salvo col bambino, il primo luglio 2023 e il 25 luglio 2024.
La prima volta raccogliendoli in mezzo alla strada e la seconda su richiesta di aiuto della stessa vittima. Sempre nel cuore del centro storico di Viterbo, tra i quartieri di San Pellegrino e Pianoscarano.
Vittima una donna originaria dello Sri Lanka, sposata con un connazionale di 47 anni, finito a processo col giudizio immediato davanti al collegio per maltrattamenti aggravati in famiglia.
Lei si è costituita parte civile con l’avvocato Simone Bernini. L’imputato è difeso dal legale Filippo Antonio Greco.
Tre anni fa ne ha avuto per 10 giorni, nel 2024 è stata dimessa con una prognosi di 30 giorni. “In ospedale l’hanno ricoverata in pediatria, perché aveva con sé il bambino”, ha spiegato ieri al collegio il poliziotto che il 25 luglio di due anni fa è andato a interrogarla al Santa Rosa, attivando il percorso rosa.
“Non parlava italiano, per cui l’abbiamo sentita con l’interprete, è stata lunga e lei, forse per la presenza del minore, cercava di minimizzare. Ma il referto parla di lesioni, graffi sul petto, che non ho potuto vedere perché erano sotto i vestiti”, ha spiegato confermando la doppia aggressione nel giro di un anno. “Sempre mentre stava insieme al figlioletto”, ha detto.
Il processo è stato rinviato a primavera per la discussione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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