Civitavecchia – Femminicidio di Federica Torzullo, per la procura la decisione maturata a Natale.
Sarebbe stato il periodo natalizio il momento decisivo nella “maturazione del femminicidio”. È quanto mette nero su bianco il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori nella ricostruzione della morte di Federica Torzullo, 41 anni, uccisa tra l’8 e il 9 gennaio nella villetta di via Costantino.
Federica Torzullo
Secondo l’accusa, la fase ideativa si sarebbe sviluppata nel tempo, ma avrebbe trovato un’accelerazione durante le feste, quando la donna – “stanca e provata dall’ostruzionismo di Claudio” – avrebbe imposto un ultimatum: dopo Natale ognuno avrebbe dovuto trasferirsi in una casa diversa da quella familiare. Per la procura, il marito Claudio Carlomagno, 44 anni, indagato per femminicidio e occultamento di cadavere, era invece “sempre più interessato a tirarla per le lunghe nel tentativo di difendere la confort zone raggiunta: permanenza nella villa di proprietà” della moglie e “fruizione dell’appoggio logistico offerto dai suoceri per la gestione del figlio”.
Civitavecchia – Il procuratore capo Alberto Liguori
L’8 gennaio, mentre Federica stava preparando le valigie per trascorrere il weekend in Basilicata, avrebbe ribadito che al suo rientro, l’11 gennaio, la separazione sarebbe diventata definitiva. A quel punto, secondo la ricostruzione, l’indagato avrebbe “realizzato che ormai la melina era inutile” e avrebbe recuperato “il coltello che aveva occultato all’abbisogna”, colpendo la moglie.
La donna è stata raggiunta da 23 coltellate: 19 tra volto e collo, altre quattro alle mani, segno del tentativo di difendersi. Liguori esclude un “delitto d’impeto” e contesta la versione fornita dall’indagato, che ha parlato di soli 40 minuti – dalle 6,35 alle 7,35 – per “consumare il reato ed eliminare le tracce in perfetta solitudine”. Una scansione temporale giudicata “inverosimile”, tanto da ipotizzare la “presenza di terze persone nella fase antecedente, coeva o successiva alla consumazione del reato”.
Femminicidio di Federica Torzullo – Claudio Carlomagno
Al momento non risultano altre persone iscritte nel registro degli indagati, ma sono in corso verifiche sui due cellulari del 44enne e sul computer di bordo dell’auto. Si cerca quindi un possibile complice. Gli investigatori stanno inoltre approfondendo il luogo esatto dell’aggressione: l’ipotesi prevalente è che non sia avvenuta nel bagno, come dichiarato, ma nel soggiorno, con il corpo poi denudato e avvolto in un sacco di plastica.
Tra gli elementi ritenuti significativi anche la decisione di portare il figlio a dormire dai nonni materni la sera dell’8 gennaio, poche ore prima dell’omicidio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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