Viterbo – È ripreso ieri con la testimonianza del medico legale della procura, dottoressa Mariarosaria Aromatario, il processo ai dieci agenti di polizia penitenziaria del carcere Nicandro Izzo di Viterbo accusati di avere preso a sprangate il detenuto 38enne romano Giuseppe De Felice il 5 dicembre 2018. Per le scale. Dove non c’erano le telecamere. Aromatario ha parlato di genericità delle lesioni e di come il famoso timpano dichiarato perforato in carcere, secondo l’otorino dell’ospedale Santa Rosa fosse solo abraso.
Mammagialla – La polizia penitenziaria
La presunta feroce aggressione, diventata un caso nazionale, fu denunciata a un esponente del partito radicale dalla moglie. Davanti al giudice Jacopo Rocchi la consulente ha testimoniato per il pubblico ministero Michele Adragna, spiegando come in base ai suoi accertamenti, diversi mesi dopo i fatti, le lesioni riportate dal detenuto risultino generiche per cui è impossibile risalire alla dinamica che le ha prodotte.
Per l’esattezza, Aromatario ha parlato di “lesività contusiva assolutamente generica, riconducibile a svariatissimi mezzi lesivi. Ma soprattutto ha sottolineato come dai referti dei sanitari del carcere e dell’ospedale Santa Rosa emerga una inspiegabile contraddizione relativamente ai presunti danni riportati a un orecchio. “Una divergenza abnorme – secondo Aromatario – il carcere parla di ‘ampia perforazione del timpano, l’ospedale di abrasioni, compatibili anche con un uso di un cotton fioc o un grattamento”.
“Il detenuto abusava di droghe e farmaci”, è emerso durante il controesame dei difensori, ovvero Francesco e Roberto Massatani, Giuliano Migliorati, Patrizia Gallino, Marco Russo, Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi. “Il 5 dicembre era stata chiesta una visita psichiatrica e per questo motivo non era stato messo in isolamento”, ha spiegato.
Risalgono al 7 dicembre 2018 le prime due visite mediche cui fu sottoposto in carcere da due diversi dottori, alle 16,11 e alle ore 17. Al primo disse di essere caduto dalle scale, al secondo invece di essersi fatto male durante una rissa con altri detenuti due giorni prima.
Tutto sarebbe partito da una perquisizione alla cella. “Mi hanno fatto andare in saletta e negato una sigaretta, ‘chi ti credi di essere?’, poi quando sono rientrato in cella era tutto a soqquadro: le foto di mio nipote strappate, il riso, la pasta e lo zucchero rovesciati a terra. Gli ho fatto l’applauso e detto ‘bravi, siete stati bravi’”, ha riferito, lo scorso 14 giugno in aula lo stesso De Felice, ammettendo nel corso di una deposizione fiume di avere “richiamato” l’attenzione degli altri detenuti della sezione.
Un’azione di contenimento secondo gli imputati. I dieci penitenziari sono stati rinviati a giudizio per lesioni personali aggravate e tre di loro anche per calunnia e falso.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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