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Cassazione - Imputato un 46enne di Bracciano - Per l'uomo si aprono le porte del carcere - Ci sono voluti 12 anni

Abusa del nipote di 10 anni e di un amichetto, definitiva la condanna a sei anni dello zio

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Viterbo – (sil.co.) – “Facciamo un bel giochino segreto”, a due bambini di 10 anni. Violenza sessuale sul nipotino e un amichetto, dopo 12 anni lo zio andrà in carcere. L’uomo è stato condannato in via definitiva a 6 anni di reclusione. La cassazione, cui ha fatto ricorso la difesa, ha confermato lo scorso 24 febbraio la sentenza con cui la corte d’appello, il 23 giugno 3035, ha ridotto di un anno la pena inflitta in primo grado il 24 gennaio 2023 dal collegio del tribunale di Viterbo. Le vittime hanno oggi 22 anni. 


Abusi su minori - Foto di repertorio

Abusi su minori – Foto di repertorio


I fatti risalgono al 20 gennaio 2014. Imputato di violenza sessuale pluriaggravata un operaio 46enne di Bracciano, arrestato dalla polizia a settembre di 12 anni fa con l’accusa di violenza sessuale su minori, in quanto avrebbe molestato il nipotino di 10 anni e un suo amichetto della stessa età, in una casa nel Viterbese e in un’altra in Abruzzo. L’uomo, all’epoca 34enne e con un precedente analogo sulla spalle, è rimasto per un anno ai domiciliari. 

Secondo l’accusa, il 20 gennaio 2014, avrebbe abusato del nipote e dell’amico mentre giocavano agli indiani sotto una capanna improvvisata e poi in camera da letto, nell’abitazione in provincia di Viterbo dei parenti, dei quali era ospite in quel periodo. 

L’amico, per il quale si era costituita parte civile la madre, diventato nel frattempo maggiorenne, si è costituito parte civile in proprio all’ultima udienza del processo di primo grado, il 24 gennaio 2023, con l’avvocato Silvia Tafani, che ha assistito entrambe le parti offese. 

“Ho sentito il nipote, anche lui maggiorenne, il quale mi ha detto di sentirsi molto sollevato per la condanna diventata finalmente definitiva dopo 12 lunghi anni”, dice la legale. Alle vittime era stata riconosciuta in primo grado una provvisionale di 25mila e 20mila euro nonché il diritto a chiedere un risarcimento in sede civile. “Adesso si tratta di recuperare il recuperabile – conclude l’avvocato Tafani – ricorrendo al fondo di garanzia per le vittime di reati sessuali”.


Silvia Tafani

L’avvocato di parte civile Silvia Tafani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 marzo, 2026

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