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Tribunale - Il marito sarebbe stato ossessionato dallo sport e dalla cura del corpo, chiedendo alla ex di fargli la ceretta tutte le sere

Trascurava la moglie per la bicicletta ma non furono maltrattamenti, assolto

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Viterbo – (sil.co.) – Assolto con formula piena il marito finito a processo per maltrattamenti aggravati davanti al collegio del tribunale di Viterbo a causa della sua ossessione per la bicicletta e la ceretta, che avrebbe costretto la moglie a depilarlo tutte les sere, infischiandosene della compagna e dei figli. 


Tribunale di Viterbo - Un'aula

Tribunale di Viterbo – Un’aula


Lo stesso pubblico ministero, durante la discussione, ha parlato di condotta moralmente censurabile, escludendo però i risvolti penali lamentati dalla ex compagna, che a un certo punto della sua vita matrimoniale si è trovata un lavoro e lo ha lasciato. 

L’uomo, un operatore sanitario residente in un centro del comprensorio del lago di Bolsena, lo scorso 11 nocembre si è difeso, ammettendo in aula di avere tentato il suicidio minacciando di gettarsi dal balcone “pur di riconquistare mia moglie”. Ha anche ammesso la sua fobia per i peli, che una volta gli è costata cara: “Una volta lei mi ha dato un’unghiata sui testicoli e sono finito in ospedale con la pelle lacerata”.

L’avvocato Simona Bellezza, difensore dell’imputato, ha parlato di una “persona fragile e concentrato su se stesso, lo sport e il proprio aspetto”, ma anche di una moglie cui dava piena libertà di movimento, al punto che lei stessa, in tribunale, ha riferito di autodefinirsi “vedova”, comunque perfettamente in grado di autodeterminarsi e infine emanciparsi, nell’ambito di una relazione paritaria anche se conflittuale, in cui il marito “non ha messo in atto condotte penalmente rilevanti”.

Martedì il collegio presieduto dal giudice Savina Poli, dopo una breve camera di consiglio, ha assolto l’imputato “perché il fatto non sussiste”.


Articoli: Marito ossessionato da ceretta e bicicletta ammette: “Per riconquistarla ho tentato il suicidio” – Marito ossessionato dalla ceretta, la moglie: “Mi costringeva a spelarlo tutte le sere”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 aprile, 2026

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