Montefiascone – Rapina al distributore Ewa di via Santa Maria delle Grazie a Montefiascone: salvato dal complice, che all’ultima udienza del processo si è preso tutte le colpe, S.M. è stato condannato a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione e a una multa di 412 euro, a fronte di una richiesta pena di tre anni e mezzo di carcere mille euro di multa da parte dell’accusa. I rapinatori erano travestiti da imbianchini.
Montefiascone – Carabinieri – La pistola sequestrata
Imputato uno dei due rapinatori che la mattina del 13 ottobre 2023 hanno messo a segno un colpo a mano armata, da pochi spicci, ai danni del benzinaio nigeriano addetto alla pompa Ewa di Montefiascone, fatto inginocchiare e preso a calci e pugni.
L’altro che ha patteggiato, con sentenza definitiva, è stato ascoltato come supertestimone al processo che si è concluso lunedì davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi.
La coppia, ripresa durante il tragitto dalle telecamere del comune, è andata a fare la rapina con la macchina della moglie del supertestimone, con le targhe di un’altra auto, la cui proprietaria aveva sporto denuncia. I carabinieri li hanno rintracciati in un baleno.
“L’ho coinvolto io, ci conoscevano da un anno, volevo recuperare i 4mila euro di danni alla macchina per colpa della benzina mischiata con l’acqua – ha spiegato M.S. – ho sostituito io le targhe con quelle di una vettura ferma da anni in un parcheggio, ho comprato io la pistola scacciacani, che dopo gli ho chiesto di tenere. Ho fatto tutto io, lui mi ha solo accompagnato. Inoltre non è vero che gli abbiamo preso 400 euro, erano sei pezzi da 20 euro e abbiamo fatto a metà, 60 euro io e 60 euro lui”,
Difeso dall’avvocato Orietta Celeste, la quale ha sottolineato la lieve entità del bottino e il mero ruolo di “accompagnatore” del suo assistito, l’imputato è stato condannato a due anni, due mesi e 20 giorni di reclusione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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