Viterbo – Condannato per violenza sessuale su una minore della provincia di Viterbo, un medico di Ferrara è stato radiato dall’albo. Si tratta del medico ferrarese di 44 anni arrestato il 17 dicembre 2025 dai carabinieri e condannato lo scorso 6 marzo a 5 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, per violenza sessuale pluriaggravata. L’uomo è accusato di aver adescato una tredicenne, costringendola tramite chat e giochi virtuali a compiere atti sessuali e a realizzare video compromettenti.
Carabinieri – Il raggio di azione dei quattro che adescavano minori online
Trent’anni per quattro imputati. La vicenda giudiziaria ha visto coinvolti altri tre imputati, condannati complessivamente a 30 anni di carcere nel medesimo procedimento. Otto anni ciascuno ad altri due imputati. Nove anni di reclusione al quarto. La vittima, tra dicembre 2023 e settembre 2024, è stata agganciata col nomignolo di “paratina” sulla piattaforma Roblox, un mondo virtuale popolato da bambole, elfi, e pupazzetti.
Giochi perversi coi fratellini. La minore sarebbe stata minacciata di rivelare tutto se non avesse acconsentito alle loro richieste e di andare a prelevarla a casa, cercando di coinvolgerla in giochi perversi anche i due fratellini minori, di età inferiore ai 10 anni.
In carcere da un anno e mezzo. A processo davanti al gip del tribunale d Roma un 23enne di Torino, un 26enne di Rignano Flaminio, un 33enne di Napoli e il medico 44enne di Ferrara. Tutti detenuti da dicembre 2024 e tutti giudicati con l’abbreviato, Parte civile per la figlia, con l’avvocato Dominga Martines, i genitori della minore, che hanno sporto denuncia a settembre di tre anni fa, cui gli imputati dovranno versare una provvisionale complessiva di 42mila euro, 10.500 euro a testa, in vista del risarcimento in sede civile.
“Profondo sconcerto nell’opinione pubblica”. L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia estense, secondo quanto riportato da Ferrara24ore, ha confermato la radiazione definitiva dall’albo. “Tale atto – si legge – conclude il procedimento di competenza ordinistica avviato a seguito della vicenda giudiziaria che aveva suscitato profondo sconcerto nell’opinione pubblica e all’interno della stessa comunità medica”.
Nessun ricorso. Già nel marzo scorso l’Ordine aveva espresso una ferma presa di posizione di fronte a fatti definiti di straordinaria gravità e radicalmente incompatibili con i principi etici e deontologici che regolano l’esercizio della professione medica. Il 6 maggio scorso era stata trasmessa via Pec la sanzione disciplinare della radiazione dall’albo al diretto interessato, che non ha presentato ricorso.
“Traditi i valori della professione medica”. Di conseguenza, trascorsi i trenta giorni previsti, la stessa sanzione è diventata esecutiva. “La radiazione rappresenta un atto dovuto e necessario di fronte a comportamenti che tradiscono in modo irreparabile i valori fondamentali della professione medica”, sottolinea il presidente dell’Ordine dei medici di Ferrara, Bruno Di Lascio.
“Rispetto e tutela delle persone più fragili”. “Il medico – prosegue – esercita una professione che si fonda sulla fiducia, sul rispetto della persona e sulla tutela dei soggetti più fragili. Condotte di questa natura sono incompatibili con il mantenimento dell’iscrizione all’albo e ledono profondamente l’immagine di una categoria composta quotidianamente da professionisti che operano con serietà, competenza e senso di responsabilità”.
“Vicinanza a vittima e famiglia”. “Ribadiamo la nostra vicinanza alla vittima e alla sua famiglia – dice ancora Di Lascio – la tutela dei minori costituisce un principio assoluto e non negoziabile. L’Ordine ha il dovere di intervenire con fermezza ogni qualvolta vengano accertati comportamenti che violano in maniera così grave la dignità della persona e i principi deontologici che regolano la professione”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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