Viterbo – (sil.co.) – Professionista dei furti nei supermercati, aggredisce la compagna per strada e le ruba la borsa. Con l’occasione si scopre che la fa prostituire o quantomeno ne favorisce l’attività di meretricio fissandole gli appuntamenti con i clienti. È finito a processo col giudizio immediato.
Squillo
Arrestato dopo lite in strada. Imputato davanti al collegio un noto pregiudicato viterbese difeso dall’avvocato Valeria Vincenzoni, con precedenti per taccheggio e stupefacenti. Erano circa le sei e mezza di mattina del 6 settembre dell’anno scorso quando, nei pressi di un supermercato del Barco, ha litigato per strada con la compagna, in seguito alle cui urla sul posto è intervenuta la polizia che lo ha arrestato in flagrante.
Vittima soccorsa da un passante. In udienza il pubblico ministero Michele Adragna. Vittima una giovane che nell’immediatezza ha chiesto aiuto a un dipendente dell’attività commerciale, che si stava recando al lavoro. “Lei scappava e lui la inseguiva, allora l’ho fatta salire in auto e mi ha detto che le aveva rubato la borsa”. ha detto il passante. Un poliziotto ha riferito che la borsa, da cui sarebbe stata asportata una dose di metadone, è stata ritrovata poco dopo nell’androne di un palazzo.
In otto screenshot la prova della prostituzione. I successivi accertamenti sui telefoni della coppia hanno fatto emergere il presunto sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Agli atti del processo otto screenshot da cui risulta palese l’attività svolta dalla donna che, su un sito di incontri, pubblicizzava incontri sessuali a pagamento.
L’imputato smistava i clienti. “Lui, spacciandosi per lei con i ‘clienti’,rispondeva ai messaggi e le fissava appuntamenti”, ha spiegato la poliziotta della questura che ha esaminato i dispositivi, sui quali sono apparsi una marea di “contatti terzi”. Prove anche nelle chat della coppia. con l’imputato che, negli negli ultimi due giorni, le scrive frasi tipo “domani ti ho preso io l’appuntamento”.
“Aspetta che mi spoglio”. La polizia non ha ritenuto di dover andare più indietro nella verifica della corrispondenza tra l’imputato e la parte offesa. Che la donna si prostituisse risulterebbe chiaro dalla messaggistica a sfondo sessuale: “Aspetta che mi spoglio, comincio a toccarmi”. Nonché da vocali inviati dalla stessa e da chat tra loro in cui parlano di incontri con terze persone.
“Intenzionata a dire basta”. La parte offesa, sentita più volte e che ha anche rilasciato spontanee dichiarazioni, sarebbe apparsa “molto stanca, molto provata e intenzionata a dire basta”, “non spaventata da lui, ma esausta”. Avrebbe anche sporto diverse querele nei confronti dell’imputato ma, nonostante la coppia sia nota per i precedenti, non si è presentata testimoniare al processo.
Via da Viterbo. La sua assenza ingiustificata è il motivo per cui la parte offesa è stata multata con un’ammenda di 450 euro e ne è stato disposto l’accompagnamento coattivo da parte dei carabinieri del centro della Calabria dove si sarebbe nel frattempo trasferita. A fine mese la prossima udienza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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