Bassano in Teverina – (sil.co.) – Perseguita da anni il sindaco di Bassano in Teverina e presidente della provincia Alessandro Romoli, ennesima condanna per il “collezionista di querele”. La quinta per diffamazione aggravata ai danni del noto esponente politico di Forza Italia.
Alessandro Romoli
Imputato il solito 75enne originario di Roma, G.T., comparso ieri davanti al giudice Carol Ruggiero, che gli ha inflitto una pena pecuniaria di 600 euro, disponendo duemila euro a titolo di risarcimento a Romoli, parte civile con l’avvocato Giuliano Migliorati.
Al centro del processo, ancora una volta, post diffamatori pubblicati su Facebook relativi ad appalti e presunti favori, corredati da pesanti epiteti contro il primo cittadino di Bassano in Teverina. Le “esternazioni” del 75enne sono finite davanti al giudice su disposizione del gip a seguito dell’opposizione presentata dall’imputato contro il precedente decreto penale di condanna emesso nel 2020.
I fatti contestati risalgono alla fine del 2019, periodo in cui è stata formalizzata la denuncia-querela che ha dato il via alle indagini. L’imputato avrebbe utilizzato il proprio profilo Facebook per diffondere una serie di post dal contenuto fortemente lesivo della reputazione e dell’onore di Romoli, configurando il reato di diffamazione aggravata ai sensi dell’articolo 595, commi 1, 3 e 4 del codice penale.
La rassegna dei messaggi finiti al vaglio dell’autorità giudiziaria delinea un attacco frontale e continuativo. Nei post, l’imputato si scagliava contro Romoli con epiteti ingiuriosi e pesanti allusioni personali (definendolo tra le altre cose un “gran coglione” ed esprimendo aperto disprezzo con frasi del tipo “mi fate schifo”). Oltre alle offese personali, il tono delle pubblicazioni sfociava in gravi accuse di natura istituzionale e penale, ventilando scenari di corruzione e irregolarità amministrative all’interno del comune della Tuscia.
Tra i passaggi più critici estratti dagli inquirenti e inseriti nel capo d’imputazione si leggono espressioni farneticanti e intimidatorie del tipo “se rinasco voglio fare il lanciatore di coltelli sul sindaco”, accuse di stalking (“per tua colpa ha subito cinque lunghi anni di stalking”) e affermazioni relative a presunti condizionamenti criminali sul territorio (“lei vive in un paese dove imperversa la mafia”).
Nelle sue esternazioni web, il 75enne faceva inoltre esplicito riferimento a presunti “appalti pilotati” che sarebbero stati destinati a specifiche famiglie del posto, chiamando in causa anche esponenti dell’arma dei carabinieri e altri membri dell’amministrazione locale nel tentativo di coprire ipotetici illeciti ed edificazioni abusive in zone a rischio idrogeologico. Non sono mancate, infine, frasi destinate a colpire la sfera familiare del sindaco (“hai paura per la sorte del tuo papà?”).
Le indagini, avviate tempestivamente dopo il deposito della querela da parte della persona offesa, hanno permesso di cristallizzare le prove documentali dei post rimasti pubblici in rete.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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