Bassano in Teverina – (sil.co.) – Si è chiuso mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi l’ultimo processo al “collezionista di querele”, un uomo originario di Roma, G.T., di 75 anni, assistito dall’avvocato Vania Bracaletti, con quattro condanne per diffamazione aggravata al suo attivo, depositate dall’avvocato Giuseppe Puri, difensore di parte civile del sindaco Alessandro Romoli.
Bassano in Teverina – Nel riquadro: Alessandro Romoli
La pubblica accusa, ritenendo l’imputato colpevole di diffamazione a mezzo stampa per i suoi post su Facebook, ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione. Il giudice, preso atto dell’intervenuta prescrizione, ha dichiarato estinto il reato e disposto il non luogo a procedere.
Il processo è entrato nel vivo a giugno dell’anno scorso con la testimonianza di Romoli: “Ha comprato casa a Bassano in Teverina nel 2014 e da allora non ha mai smesso di diffamarmi con post sulla sua pagina Facebook e altrove, che ledono la mia onorabilità sia come sindaco che come presidente della provincia, non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale e nell’ambito del mio partito di riferimento, da cui più volte mi è stato chiesto chi fosse e perché ce l’avesse con me”.
Tra le vittime del 75enne, oltre al sindaco Romoli, i carabinieri della stazione di Orte e un privato cittadino 72enne di Bassano in Teverina, che sporse querela nel 2018. Lo scorso 8 ottobre ha testimoniato in aula. “Scrisse su Facebook che, siccome ero amico del sindaco, ero abusivo a casa mia, che invece era regolarmente affittata dal proprietario”, ha spiegato al giudice.
Poi è stata la volta di un carabiniere della stazione di Orte. “Fui contattato tramite social dall’imputato, ma conoscendo il mittente non aprii i messaggi. Dopo di che mi cercò sul telefono della caserma e lo invitai a non cercarmi più privatamente. Lui da noi non prendeva neanche le notifiche, dicendo che eravamo collusi e che insabbiavamo le sue denunce. La sera stessa ha contattato via social la mia compagna che, non conoscendolo, lesse i messaggi. Al che feci un’annotazione di servizio e quando richiamò gli uffici gli dissi di non permettersi più”, ha proseguito il militare.
Se la prendeva con tutti: “Dal presunto abusivo al sindaco Romoli, da tuti i carabinieri della stazione, compreso il comandante, alla comandante della compagnia di Civita Castellana, definita ‘vergogna dell’arma’, al presunto abusivo. Ne aveva per tutti”, ha concluso.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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