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Viterbo - Vittima un 35enne, che per non vederlo su Fb ha pagato 100 euro - Si aggrava la posizione dell'imputata, accusata di estorsione consumata

Ricatto social a luci rosse: “Minacciava di pubblicare un video dove mi masturbavo”

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Viterbo – (sil.co.) – “Ci siamo scambiati foto dove eravamo nudi, poi lei mi ha chiesto un video mentre mi masturbavo”. Ha faticato un po’ a dirlo, ma alla fine, sollecitato dal giudice Jacopo Rocchi, un barbiere 35enne della provincia di Viterbo è riuscito a raccontare come sarebbe rimasto vittima di un ricatto social a luci rosse, per cui ha sborsato 100 euro, facendo un bonifico sulla carta Postepay, riconducibile all’imputata, che lui non ha mai visto, per cui non è stato in grado di dire se si tratti della stessa ragazza immortalata nuda.


Carabinieri

Carabinieri


Al termine dell’udienza, sentito il 35enne dire di avere pagato, l’accusa ha modificato l’imputazione da estorsione tentata a estorsione consumata. rinviando la discussione per la notifica alla diretta interessata e dare tempo alla difesa di trarre le sue conclusioni. 

Il suo nickname su Facebook era Alfonsa Di Genovese. I fatti sono avvenuti tra giugno e luglio del 2021. “Il 26 giugno lei mi ha contattato su Messenger e chiesto lo scambio. Poi mi ha rigirato le mie foto e il video, dicendo che se non le avessi davo soldi per la sorella malata che era ricoverata in ospedale, li avrebbe pubblicati su Facebook e fatti vedere a tutti i miei contatti. Le ho dato cento euro, poi, siccome insisteva per averne altri, sono andato dai carabinieri”. 

In caserma, pensando che si trattasse di un fotomontaggio, si è recata anche la madre del 35enne, una parrucchiera 61enne cui l’imputata avrebbe inviato una foto del figlio a letto a torso nudo col cellulare in mano accusandolo di essere un pedofilo, che si stava masturbando davanti a una bambina di 8 anni.


– Ricatto social a sfondo sessuale, le vittime madre e figlio: “È un pedofilo”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 giugno, 2026

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