Viterbo – (sil.co.) – Aggressione stile arancia meccanica alla ex, dopo averla minacciata: “Brutta puttana mo’ vedi che cazzo ti faccio dentro casa, va bene? Non mi voi risponde? Pensi che non entro? Sempre lo trovo il modo di entrare. lo sai”. Lo scorso 8 agosto un 32enne tunisino è stato sottoposto a divieto di avvicinamento, a dicembre è finito ai domiciliari, a fine gennaio in carcere e pochi giorni fa è stato condannato a due anni per stalking, violazione di domicilio e lesioni aggravate. Vittima una 27enne italiana.
Violenza – Immagine di repertorio
Prima una serie di messaggi intimidatori, contattando la ex attraverso il telefono di un amico, poi l’irruzione in casa, assieme al complice, con cui ha distrutto mobili e suppellettili, davanti alla vittima terrorizzata, che ha quindi preso a sediate e tentato di strangolare. La donna, una viterbese di 26 anni, si è salvata solo perché è riuscita a chiamare in tempo le forze dell’ordine, il cui arrivo ha messo in fuga gli aggressori.
I fatti risalgono a venerdì 8 agosto 2025 e il 15 luglio, a meno di un anno di distanza, l’uomo, un 32enne difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è stato condannato in primo grado dal giudice Carol Ruggiero a due anni di reclusione e a un risarcimento di 5mila euro a favore della vittima, che si è costituita parte civile al processo.
La 27enne, finita al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa, è stata dimessa con una prognosi di 10 giorni, mentre l’ex, un pregiudicato che non si rassegnava alla fine della relazione, è stato colpito da divieto di avvicinamento ed è finito a processo col giudizio immediato su richiesta della pm Paola Conti, accolta dal gip Rita Cialoni, per violazione di domicilio, stalking e lesioni aggravate in concorso.
Non contento, a dicembre il 32enne è stato arrestato da polizia e guardia di finanza, finendo ai domiciliari col braccialetto, in quanto nonostante la misura cautelare avrebbe continuato ad avvicinarsi alla donna cercando anche di introdursi nella sua abitazione. A fine gennaio invece è finito in carcere per evasione dai domiciliari.
Nell’estate di quattro anni fa, attorno alle 16 del 27 agosto 2022, fu rincorso da un 27enne gambiano armato di bottiglia al parcheggio del Sacrario, perdonando la vittima, che lo ha rapinato del telefono e di quattro banconote da 20 euro nascoste nella cover, davanti al collegio lo scorso 21 aprile, spiegando che “in carcere si sta male”.
Il 31 ottobre, invece, è stato condannato a sei mesi di reclusione e sottoposto all’obbligo di dimora per il furto di una vettura davanti a un locale di via Cavour la notte del 2 ottobre 2025, con un 55enne viterbese ubriaco a una 22enne tunisina, inseguiti dalla vittima e dalla polizia che lo ha bloccato poco dopo a Valle Faul.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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