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Tribunale - Parte offesa un detenuto, che ha rimesso la querela

Armato di bottiglia lo rapina al Sacrario, perdonato dalla vittima: “In carcere si sta male”

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Viterbo – (sil.co.) – Nell’estate di quattro anni fa, fu rincorso da un africano armato di bottiglia al parcheggio del Sacrario. Presunta vittima dell’aggressione da parte di un 27enne del Gambia, avvenuta in pieno centro attorno alle 16 di lunedì 22 agosto 2022, un pregiudicato 32enne tunisino attualmente detenuto.”Lo perdono – ha detto – in carcere si sta male”. 


Viterbo - La polizia al Sacrario - Immagine di repertorio

Viterbo – La polizia al Sacrario – Immagine di repertorio


Martedì la presunta vittima ha testimoniato davanti al collegio come parte offesa, scortato in tribunale dalla penitenziaria del Nicandro Izzo di Viterbo dove è recluso da gennaio per evasione dai domiciliari. Ha precedenti pure l’imputato gambiano, difeso dall’avvocato Daniele Saveri. È lo stesso che il 18 febbraio 2025 è stato assolto dopo un anno di carcere dall’accusa di avere tenuto segregata la sua ex, una tunisina che il 6 novembre 2023 ha dato l’allarme via chat al fratello nel paese d’origine, facendo scattare l’arresto.


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Viterbo - Il parcheggio del Sacrario con i nuovi pali della luce

Viterbo – Il parcheggio del Sacrario


Stavolta il 27enne del Gambia è finito a processo per rapina, in quanto il 22 agosto di un anno prima si sarebbe appropriato del telefono della vittima che, nonostante la denuncia e un’integrazione di querela, ha voluto rimettere la querela. All’interno della cover, quattro banconote da venti euro. 

“Lo perdono”, ha ripetuto il tunisino fino allo sfinimento. “Sto in carcere da quattro mesi e non lo auguro a nessuno. Non è come i domiciliari, che stai a casa e giochi col telefono”, ha ribadito il 31enne, finito dietro le sbarre in seguito a un aggravamento della misura dei domiciliari, cui era sottoposto da dicembre in seguito a una denuncia per maltrattamenti da parte della compagna. Lo scorso 31 ottobre era stato invece condannato a sei mesi per il furto di una vettura in via Cavour e sottoposto a obbligo di dimora.


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“Abbiamo litigato poi abbiamo fatto pace”, ha spiegato, negando che il movente dell’inseguimento  sia stato un debito di droga. “È stata una mancanza di rispetto, siamo tutti amici, la sera ci vediamo a San Pellegrino, Viterbo è piccola, ci conosciamo tutti”, ha sottolineato, infilando nel discorso un “dio caro”, a dimostrazione dell’integrazione  con la vita cittadina. Tra i due un’altra vicenda giudiziaria pendente: “Per quella però non lo perdono”, ha concluso il 32enne.

A fine ottobre il collegio sentirà l’ultimo testimone dell’accusa e la versione dell’imputato. Poi discussione e sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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25 aprile, 2026

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