Viterbo – (sil.co.) – In dieci giorni un omicidio, un suicidio, un tentato suicidio e un rogo scoppiato durante una rivolta. Senza sosta le indagini della procura, che ha aperto due inchieste. Domani l’autopsia sul corpo del 29enne suicida la notte del rogo.
Il carcere Nicandro Izzo
Sorvegliato speciale il carcere di Mammagialla dove nel giro di dieci giorni sono morti due detenuti. Il 16 luglio è stato vittima di accoltellamento durante una rissa nel cortile dei passeggi il 26enne marocchino Mohamed Chaanoun, mentre attorno alle due della notte tra sabato 25 e domenica 26 luglio si è tolto la vita nella sua cella il connazionale 29enne Abdelkabirm Talha.
Abdelkabirm Talha era uno degli otto indagati per rissa aggravata e concorso nell’omicidio di Chaanoun, mentre altri due detenuti, pure loro di nazionalità marocchina, sono indagati solo per rissa aggravata.
La procura ha aperto un’inchiesta sulla morte del 29enne, coordinata dalla pm Veronica Buonocore, che ha disposto l’autopsia, affidando l’incarico al medico legale Benedetta Baldari, la quale inizierà domani le operazioni peritali, che prevedono anche gli accertamenti tossicologici. Incredula per la tragedia l’avvocato Monica Fortuna. “Ci stavamo preparando a presentare istanza per chiedere gli arresti domiciliari, aveva ripreso a frequentare la palestra, non c’era alcun segnale che potesse far pensare all’intenzione di togliersi la vita, semmai l’opposto”, dice la legale.
Un altro detenuto, nelle stesse ore, avrebbe tentato il suicidio, messo in salvo dalla penitenziaria. E sempre sabato sera, 23 persone, tra cui 17 detenuti e sei agenti, tra i quali il comandante, sono rimaste intossicate nell’incendio divampato attorno alle 20 da alcuni materassi dati alle fiamme nella sezione precauzionale, una sezione speciale riservata a detenuti con gravi incompatibilità o reati a forte riprovazione sociale da parte del resto della popolazione carceraria.
Non si esclude un tentativo di rivolta. Le fiamme si sono propagate velocemente nei corridoi fino a raggiungere l’infermeria e per dieci persone si è reso necessario il trasporto all’ospedale Santa Rosa, una in codice rosso e sei in codice giallo, mentre gli altri tredici sono stati medicati sul posto. Restano ricoverati un agente e un detenuto.
L’Ares 118 e i vigili del fuoco hanno gestito le operazioni di evacuazione impiegando cinque mezzi sanitari e il Nucleo maxiemergenze. Due invece le inchieste aperte dalla procura della repubblica di Viterbo, condotte dalla squadra mobile e dalla polizia scientifica, con l’ausilio della polizia penitenziaria.
Una è quella per la rissa sfociata in omicidio coordinata dal pm Flavio Serracchiani e quella per i gravi fatti dello scorso fine settimana – il rogo, il suicidio e il tentato suiidio – coordinata dalla pm Veronica Buonocore, cui spetta il compito di fare piena luce sia sulle dinamiche del rogo sia sui dettagli del suicidio.
Gli indagati per l’omicidio avvenuto durante l’ora d’aria, nel primo pomeriggio del 16 luglio, sono due tunisini, due libici, un algerino e due italiani. Lo scorso 24 luglio il corpo di Mohamed Chaanoun, è stato sottoposto ad autopsia presso l’obitorio del cimitero del Verano dal professor Luigi Cipolloni della Sapienza di Roma, che si è preso novanta gorni di tempo per il deposito delle conclusioni.
Il 26enne, secondo una prima ricognizione sul cadavere, sarebbe stato ucciso da un colpo sferrato alle spalle con uno stiletto metallico artigianale. Per chiarire le singole responsabilità, gli investigatori stanno passando al setaccio i filmati delle telecamere interne dell’istituto di pena, mentre in carcere proseguono a ritmo serrato gli interrogatori degli indagati e dei testimoni, per fare anche luce sul movente del violento scontro tra due gruppi rivali sfociato nel delitto e forse anche nei gravissimi disordini del weekend appena trascorso.
Il giorno dopo l’omicidio, il 17 luglio, due agenti della polizia penitenziaria sono stati aggrediti. Colpiti con alcune sedie e costretti ad abbandonare il reparto, sono stati soccorsi dal personale sanitario e portati in ospedale.
Gli otto indagati per rissa aggravata e omicidio in concorso
– Moustafa Ayari; nato il 17 agosto 1977 in Algeria
– Mohamed Tborbi: nato il 27 gennaio 1995 in Libia
– Bilel Louati: nato il 24 agosto 1986 in Libia
– Alessandro Mancin: nato il 24 novembre 1981 a Latina
– Hamza Saoud: nato il 28 febbraio 1998 a Latina
– Kais Khader: nato il 30 aprile 2003 in Tunisia
– Haroun Khalifa: nato il 5 settembre 1994 in Tunisia
– Abdelkabir Talha: nato il 24 aprile 1997 in Marocco e deceduto il 26 luglio 2026 nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo
I due indagati per il solo reato di rissa aggravata
– Mustapha Mossajia: nato il 16 giugno 2000 in Marocco
– Ayoub Sellak: nato il 27 agosto 1992 in Marocco
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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