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Cronaca - Polizia – Diciannove persone in carcere e due ai domiciliari nell’indagine coordinata dalla Dda - Il giro d’affari annuo sfiorava i 2 milioni di euro - FOTO E VIDEO

Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

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Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti

Civita Castellana – Civita Castellana base dello spaccio tra Labaro e Prima Porta, 21 arresti.

Ventuno misure cautelari sono state eseguite dalla polizia di Stato nell’ambito di un’indagine su una presunta organizzazione dedita allo spaccio di droga con base operativa nella bassa Tuscia e ramificazioni tra Labaro e Prima Porta. Diciannove persone sono finite in carcere e due ai domiciliari. Secondo gli investigatori il gruppo avrebbe movimentato circa 100 grammi di cocaina al giorno, con un giro d’affari annuo vicino ai 2 milioni di euro.

L’indagine è stata condotta dagli agenti del commissariato Flaminio Nuovo e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma.

L’attività investigativa è nata dagli sviluppi di una precedente operazione antidroga conclusa nel 2022 con l’esecuzione di 16 misure cautelari.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alcuni degli indagati coinvolti in quella precedente inchiesta si sarebbero successivamente riorganizzati, dando vita a una struttura capace di coordinare da Civita Castellana diverse piazze di spaccio, comprese quelle di Prima Porta e Labaro.

L’organizzazione avrebbe avuto una precisa divisione dei compiti. Alcuni componenti erano incaricati del contatto diretto con i clienti, mentre altri svolgevano il ruolo di vedette, posizionandosi in punti strategici per segnalare tempestivamente l’arrivo delle forze dell’ordine.

Uno dei luoghi utilizzati per controllare la zona sarebbe stato un ponte pedonale in ferro, dal quale le vedette potevano avere una visuale dall’alto particolarmente ampia.

Gli investigatori hanno ricostruito anche il sistema utilizzato per custodire e distribuire la droga. Lo stupefacente, prevalentemente cocaina, sarebbe stato suddiviso in piccoli quantitativi e nascosto in diversi punti.

Il pusher avrebbe quindi recuperato di volta in volta soltanto la dose richiesta dal cliente, evitando di portare con sé quantità maggiori e lasciando al sicuro il resto della droga destinata alla vendita durante la giornata.

I servizi di osservazione, affiancati da attività tecniche video-fotografiche, avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire il funzionamento delle piazze di spaccio e i collegamenti tra la provincia di Viterbo e l’area nord di Roma.

Nel corso delle indagini dieci persone sono state arrestate in flagranza di reato. Più di venti assuntori sono stati inoltre denunciati all’autorità giudiziaria e segnalati al competente ufficio della prefettura.

Complessivamente sono 21 le persone individuate dagli investigatori come appartenenti alla presunta organizzazione, in prevalenza originarie del nord Africa.

La procura di Roma, ipotizzando il reato associativo legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, ha ottenuto dal tribunale di Roma l’applicazione di 21 misure cautelari: 19 in carcere e due agli arresti domiciliari.

Alle operazioni per rintracciare gli indagati e dare esecuzione ai provvedimenti hanno partecipato anche le squadre mobili di Viterbo e Catania e gli investigatori del XV distretto Ponte Milvio.

Secondo le stime degli inquirenti, la presunta organizzazione sarebbe stata in grado di movimentare circa 100 grammi di cocaina al giorno, con un volume d’affari annuo quantificato in poco meno di 2 milioni di euro.


Presunzione di innocenza
Le evidenze investigative descritte si riferiscono alla fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità con sentenza irrevocabile di condanna.


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11 agosto, 2026

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