![]() Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alt |
Montefiascone – (sil.co.) – Presunta violenza sessuale ai danni di tre amiche alla festa della birra di Montefiascone, al rush finale il processo a porte chiuse.
È stata fissata per il prossimo mese di novembre la discussione del processo con il rito abbreviato a un 31enne del posto finito nei guai nell’estate di due anni fa.
I presunti abusi sarebbero avvenuti la sera del 15 luglio 2024 alla Rocca dei papi di Montefiascone, quando il trentenne fu denunciato da tre amiche, una 18enne e due ancora 17enni all’epoca dei fatti.
Secondo l’accusa l’imputato avrebbe approfittato dello stato di alterazione dovuto all’alcol delle tre ragazze per convincerle a seguirlo e tentare con loro approcci sessuali. Non secondo la difesa.
Le presunte vittime sono parte civile con l’avvocato Stefano Billi, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Marco Russo, che ha chiesto al gup Daniela Rispoli di procedere con il rito abbreviato, convinto che l’innocenza del suo assistito sia provata già negli atti.
“Già le indagini preliminari – secondo il legale – avevano acclarato elementi di portata tale da evidenziare l’ assoluta inconsistenza della iniziale notizia di reato con particolare riferimento alle versioni contrastanti e inconciliabili rese dalle tre giovani che avevano posto insuperabili dubbi in ordine alla veridicità delle loro propalazioni”.
Secondo l’accusa, il 31enne avrebbe agito in maniera premeditata, approfittando della condizione di inferiorità fisica derivante dall’abuso di alcol da parte delle vittime, due di Montefiascone e una di Viterbo.
In particolare avrebbe bloccato a terra la diciottenne, tenendole i polsi, spogliandola e cercando di avere con lei un rapporto sessuale completo. Lo stesso avrebbe fatto ai danni di una delle due amiche ancora diciassettenni, mentre l’altra avrebbe subito atti sessuali consistiti in palpeggiamenti del seno e ripetuti toccamenti delle parti intime.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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