Viterbo – (sil.co.) – Mamma di disabile costretta a licenziarsi dalla banca dove lavorava. È ripreso lunedì davanti al giudice Ilaria Inghilleri il processo all’ex collega sindacalista imputato di stalking. Il giudice, al termine dell’udienza, ha fissato a febbraio l’esame dell’imputato oggi settantenne e la discussione. La presunta vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli. Prossima udienza a novembre, mentre a gennaio saranno sentiti i testimoni della difesa. L’imputato è stato già condannato per diffamazione.
Violenza di genere – Foto di repertorio
Un caso toccante quello al centro del procedimento che si è aperto il 16 maggio 2024 davanti al tribunale di Viterbo, che peraltro già in passato si era occupato della vicenda. Imputato del grave reato di atti persecutori un ex sindacalista di banca in pensione. Avrebbe spinto al licenziamento una ex collega cinquantenne, mamma di un figlio disabile.
La lavoratrice-mamma ha ripercorso lo scorso 4 dicembre in aula i fatti avvenuti tra aprile 2019 e febbraio 2022. A marzo 2022, dopo 18 anni in banca, non ce l’avrebbe fatta più e si è licenziata, a causa delle vessazioni subite. Il calvario sarebbe cominciato nel 2019, quando l’imputato, in pensione già da un anno, avrebbe caldeggiato con lettere a direttori e una valanga di mail a colleghi il trasferimento della parte offesa presso un altro sportello dell’istituto nonostante la 104, definendola “soggetto sgradito” agli altri impiegati. Contro di lei, inoltre, l’ex sindacalista ha presentato nel luglio 2020 anche un esposto per truffa allo stato.
Il settantenne è stato rinviato a giudizio per stalking dopo una precedente condanna per diffamazione aggravata alla stessa persona offesa, che gli è stata inflitta il 16 maggio 2022 dal giudice di pace, con sentenza confermata in appello.
L’imputato, a giugno del 2020, avrebbe inviato a firma “Pasquino” una mail a diverse persone, tra cui tre colleghe dipendenti dello stesso istituto, nella quale avrebbe riportato una foto della parte offesa, assente dal lavoro perché beneficiaria del permessi di cui alla legge 104 per assistere il figlio minore e invalido, esternando frasi offensive della sua reputazione.
A scatenare “Pasquino” sarebbe stata per l’appunto la foto della parte offesa abbracciata al figlio, mentre stanno davanti al computer a fare i compiti in dad, che era stata postata su Facebook dalla vittima accompagnata dalla didascalia, ironica secondo la donna, come si evince dal contesto, “mi rilasso in 104”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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