Viterbo – (sil.co.) – Nessun maltrattamento in famiglia, assolto 37enne albanese.
Si è concluso ieri con la formula di assoluzione piena, “perché il fatto non sussiste”, il processo a carico di un operaio di origine albanese 31enne, finito a giudizio con l’accusa di maltrattamenti aggravati ai danni della moglie e dei figli minori.
A sollecitare il proscioglimento completo dell’imputato, oltre al difensore Simona Mancini, è stata la stessa accusa, rappresentata dalla pm Francesca Proietti, la cui richiesta è stata pienamente accolta dal collegio giudicante presieduto dal giudice Savina Poli.
La vicenda trae origine dalla denuncia presentata nell’agosto del 2024 dalla donna dopo circa tredici anni di convivenza. Inizialmente la consorte si era rivolta a un centro antiviolenza e poi trasferita in una casa famiglia con i figli, sostenendo di essere stata cacciata di casa e minacciata di morte dal marito.
Nel corso del dibattimento, tuttavia, il quadro accusatorio si è ridimensionato.
L’imputato, prima della discussione, si è difeso sostenendo che la moglie si fosse allontanata dall’abitazione coniugale di sua spontanea volontà, spinta dalla gelosia, e che dopo qualche mese avesse deciso autonomamente di lasciare la struttura protetta per fare ritorno a casa coi figli. “Mi ha mandato un messaggio Whatsapp dicendo che la controllavano per impedirle di contattarmi e chiedendomi di andare a prendere lei e i figli a Roma. Poi è tornata a casa da sola”.
L’imputato, per due settimane, avrebbe pensato che fosse andata a trovare il padre malato in Albania : “Poi, non riuscendo a parlare né con lei, né coi figli ho saputo che era scappata e sono andato a sporgere denuncia dai carabinieri”, ha riferito.
Una ricostruzione confermata e avvalorata dalla stessa donna che, sentita in aula davanti al collegio, ha ritrattato le accuse e ammesso di amare ancora il marito. L’avvocato difensore dell’uomo, Simona Mancini, ha inoltre prodotto la documentazione che attesta come la donna si rechi regolarmente in carcere – due volte a settimana – a trovare il coniuge (attualmente detenuto per altra causa) e che abbia formalmente richiesto al magistrato di sorveglianza la concessione dei domiciliari per potersi ricongiungere a lui.
Alla luce della totale ritrattazione e delle testimonianze emerse, oltre al ritiro della querela a suo tempo sporta, per l’appunto la stessa pm Francesca Proietti ha chiesto l’assoluzione con formula piena dell’imputato.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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