Viterbo – (sil.co.) – Villaggio turistico fantasma in Nicaragua, è ripreso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Savia Poli il processo al dentista viterbese imputato di riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta su una maxi-truffa immobiliare da 16 milioni di euro.
Un’operazione finanziaria che prometteva la realizzazione di un villaggio turistico extra-lusso in Nicaragua stile Costa Smeralda e la creazione di un parco eolico, rivelatisi poi del tutto fantomatici.
Tra le vittime del maxi-raggiro figurano l’ormai deceduta vedova settantenne di un facoltoso costruttore capitolino, il figlio 56enne della donna e oltre 117 piccoli risparmiatori, diversi dei quali residenti nella provincia di Viterbo.
Nel corso dell’ultima udienza sono però slittate le testimonianze chiave, tra cui quella di Franco Maria Mattioli e degli altri principali indagati del filone d’inchiesta milanese, i quali non hanno potuto deporre, in quanto il collegio giudicante ha riscontrato la necessità di verificare con esattezza l’esito dei procedimenti penali a loro carico e di accertare se le relative sentenze siano passate in giudicato e divenute definitive. Di conseguenza, il tribunale ha rinviato gli adempimenti, concedendo il tempo necessario alle parti per produrre e depositare la documentazione attestante lo stato esatto delle condanne e dei procedimenti giudiziari collegati.
Il 24 giugno 2925, il tribunale ha ascoltato la lunga testimonianza di uno dei militari della guardia di finanza che hanno condotto le indagini. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il dentista avrebbe messo a disposizione due conti correnti su cui sarebbero transitate ingenti somme di denaro di provenienza illecita. Tali importi, versati dalla società Santa Marta, della quale il medico sarebbe stato indicato quale socio occulto, servivano a “tenere buoni” e rimborsare parzialmente altri investitori.
La posizione del professionista appare complessa. Secondo quanto riferito dallo stesso finanziere in aula, l’odontoiatra – mai sottoposto a perquisizioni o intercettazioni dirette – sarebbe stato a sua volta raggirato, figurando tra i finanziatori che avevano investito denaro nei progetti di Mattioli.
L’inchiesta affonda le radici nelle indagini della procura di Milano che nel gennaio 2018 portarono all’arresto di otto persone per il crack milionario della Hi Real, società nata dalle ceneri dei precedenti veicoli finanziari per il Nicaragua. Tra gli arrestati figurarono sette manager e cinque viterbesi, tra cui Franco Maria Mattioli, condannato in primo grado a 12 anni di reclusione, diventati 6 anni in appello nel 2023, quando sono state riformate anche le altre pene.
Il processo è stato rinviato a febbraio e marzo, per sentire la versione dell’imputato e ascoltare i testimoni della difesa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva
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