Viterbo – “Chiediamo solo giustizia. Anche se nessuno ci restituirà la nostra bambina”.
Gianluca Corigliano parla col cuore spezzato. Fino a una settimana fa era pronto a ricevere il suo regalo di Natale più bello: la sua prima figlia Aurora. Ma né lui, né la moglie Nunzia Rito potranno più stringerla tra le braccia, perché la loro bimba non c’è più.
Aurora è morta la notte di santo Stefano. Tre giorni dopo essere venuta al mondo. Una piccola vita vissuta tra le quattro mura prima di Belcolle e poi del Gemelli. Senza conoscere neanche la luce del sole.
Una morte che toglie il fiato. Alla giovanissima madre Nunzia, 26enne, che l’ha portata in grembo per trentotto settimane. E al padre Gianluca, di appena un anno più grande, che ha seguito la moglie passo passo in quella gravidanza serena.
Fino all’ultimo, nessuna traccia di rischi né ombre nere sulla salute della piccola.
“Aurora stava bene – dice Gianluca -. Ci hanno sempre detto che era una bambina sana, che non aveva problemi. Non ci spieghiamo come sia potuta nascere con le gravi insufficienze cardiache di cui ci hanno parlato”.
La moglie Nunzia arriva all’ospedale Belcolle di Viterbo alle 2 del mattino del 23 dicembre. Il travaglio comincia alle 17,30 del pomeriggio successivo. Dopo più di quattro ore, Aurora comincia a soffrire. E’ Gianluca ad accorgersi che i battiti della bimba scendono. Aurora nasce con l’aiuto di una ventosa, ma non piange. I genitori chiedono subito spiegazioni ai medici, che non sanno che dire.
Intanto, comincia la corsa contro il tempo per salvare la piccola. Rianimazione. Iniezioni di adrenalina. Trasferimento in terapia intensiva. Il cuore di Aurora torna a battere regolarmente. Ma la neonata è ancora in pericolo: non respira da sola e Belcolle non è attrezzato per curarla. Da qui, la corsa al Gemelli la notte della vigilia di Natale. I medici dicono che Aurora deve superare le 72 ore successive. Ma la bimba non ce la fa: muore il 26 dicembre verso le 23.
I due giovanissimi genitori, calabresi, ma da anni residenti a Soriano, sporgono denuncia tramite i loro avvocati Stefano e Floriana Clementi. Nel registro degli indagati della procura finiscono i sei sanitari, quattro medici e due ostetriche, che hanno assistito Nunzia. Omicidio colposo, l’ipotesi di reato.
Ieri l’autopsia. Oggi l’ultimo giorno dell’anno. Domani l’inizio di quello nuovo. Senza Aurora.
“So bene che nessuno mi ridarà la mia bambina – dichiara Gianluca -. Ma abbiamo il diritto di sapere. Non vogliamo un colpevole a tutti i costi, ma se dovesse risultare che qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi. Chiediamo solo giustizia, perché non succeda più a nessuno quello che è successo a noi”.
Stefania Moretti
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY