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Tribunale - Sequestro di persona - Le conclusioni di accusa e difese

Bollywood, chiesti ottantanove anni di carcere

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Il pm Renzo Petroselli

Il pm Renzo Petroselli

– Ottantanove anni di carcere.

E’ la richiesta di pena complessiva avanzata dal pm Renzo Petroselli per gli imputati al processo Bollywood.

Concluso il dibattimento, la vicenda multietnica che vede alla sbarra sei persone (quattro indiani e due romeni) per il sequestro di quattro pakistani è giunta alla fase finale della discussione.

Una requisitoria lampo, quella del pm: in poco più di un’ora, all’udienza di ieri mattina, il sostituto procuratore ha ricostruito i fatti davanti ai giudici della Corte d’Assise.

Per l’accusa il quadro è fin troppo chiaro. I pakistani non si sono trattenuti volontariamente al casale di Villa San Giovanni in Tuscia, quella sera del maggio 2010.

Sono stati gli indiani a tenerli segregati per un’intera notte, dopo aver scoperto che i documenti avuti dai pakistani per far venire i loro parenti dall’India, erano falsi. Gli indiani, però, li avevano pagati 45mila euro e li rivolevano indietro fino all’ultimo centesimo. A questo serviva il sequestro, organizzato da Singh Satinder, Singh Jagdeep, Singh Kuldip e Kumar Mukesh, per ognuno dei quali il pm ha chiesto 16 anni e sei mesi di reclusione. 11 anni e sei mesi, invece, per i due fratelli romeni, un uomo e una donna, Mihai e Floare Berki, “per la minima partecipazione al fatto”.

Alla requisitoria del pm sono seguite le arringhe degli avvocati Carlo Mezzetti per Kumar Mukesh e Massimiliano Cataldo, per altri quattro imputati. Le difese hanno insistito, soprattutto, sulle contraddizioni dei pakistani, ascoltati in aula. Dagli orari che non combaciano, alle presunte armi brandite dagli indiani: chi ha parlato di coltelli, chi di pistole, chi di bastoni. E poi il numero dei presunti complici degli indiani, che oscilla tra le sette e le trenta persone. Ricostruzioni, quelle delle parti offese, piene di buchi e che non coincidono l’una con l’altra.

La seduta è aggiornata al 20 luglio, per l’arringa dell’ultimo legale, Antonio Buttazzo (che difende Singh Kuldip) e la sentenza.


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5 luglio, 2011

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