Roma - Processo d'appello - Requisitoria del procuratore generale, arringhe della parte civile e degli avvocati dei due "pali" - Si riprende il 10 marzo
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 Ausonio Zappa |
 Adrian Nicusor Saracil |
 Cosmin Petrut Oprea |
 Daniel Ionel Oprea |
 Alexandru Petrica Trifan |
 L’avvocato Marco Russo per Trifan |
 L’avvocato Roberto Delfino per Daniel Oprea |
 L’avvocato Roberto Fava per Cosmin |
 L’avvocato Massimo Rao Camemi per Saracil |
Roma – Nessuna sentenza per l’omicidio Zappa. Almeno non oggi.
L’udienza del processo d’appello, iniziato stamattina, è stata rinviata al 10 marzo, per continuare con la discussione delle difese.
Dopodiché, la Corte d’Assise d’appello presieduta da Mario Lucio D’Andria, relatore Giancarlo De Cataldo, si chiuderà in camera di consiglio per la sentenza.
L’udienza, iniziata intorno alle 10, si è conclusa nel primo pomeriggio. In apertura, il giudice relatore De Cataldo ha riepilogato l’intera vicenda. Dall’omicidio del professore 82enne, ucciso in casa la notte del 28 marzo 2012, durante un tentativo di rapina, alla condanna dei quattro giovani che avevano pianificato il colpo: ergastolo per gli esecutori materiali del delitto, Cosmin Petrut Oprea (19enne all’epoca dei fatti) e Adrian Nicusor Saracil (22enne); venti e diciott’anni ai pali Daniel Ionel Oprea (25enne) e Alexandru Petrica Trifan (20enne).
Sarebbe stato quest’ultimo a indicare la villa di Zappa a Bagnaia come obiettivo ideale per un furto: il ragazzo ci aveva vissuto per un periodo con la madre, badante della suocera del professore.
Il procuratore generale Antonio Sensale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado del gup di Viterbo Salvatore Fanti. Subito dopo hanno preso la parola gli avvocati di parte civile e dei due pali.
Andrea Danti, per i familiari della vittima, ha ripetuto le stesse richieste del processo di primo grado: un risarcimento di un milione di euro, con provvisionale da 200mila euro.
Gli avvocati dei “pali” Marco Russo e Roberto Delfino hanno chiesto un alleggerimento della pena, contestando il concorso anomalo, norma che prevede che anche loro, pur non avendo partecipato al delitto, rispondano comunque di omicidio volontario. Assurdo, per i legali, il presupposto che Trifan e Daniel Oprea dovessero prevedere la degenerazione del furto in omicidio. Questione che è stata oggetto dell’eccezione di incostituzionalità sollevata dall’avvocato Russo durante la sua maxiarringa.
In due ore, con l’aiuto di un proiettore, ha mostrato alla corte le fotografie della villetta di Bagnaia, in strada Romana 12A, teatro del delitto. “Abbiamo cercato di far capire ai giudici che il problema non è quello della responsabilità oggettiva – spiega l’avvocato Russo -. In questo caso è centrale, almeno per Trifan e Daniel Oprea, la questione della prevedibilità della presenza di persone in casa. Trifan pensava che la villetta fosse disabitata d’inverno. Aveva visto la macchina del figlio di Zappa parcheggiata a Viterbo, al quartiere Cappuccini. Perciò i ragazzi credevano di andare a colpo sicuro. Ma per commettere un furto, non un omicidio”.
In primo grado, il pm Paola Conti sostenne, con indagini successive, che da fuori fosse visibile l’auto dei padroni di casa e la luce accesa sulla veranda. Impossibile per l’avvocato Russo: “La macchina non si vedeva. Lo abbiamo dimostrato con indagini difensive. Quanto a quelle del pm, per noi sono illegittime perché fatte fuori tempo, quando era già stato autorizzato il processo con rito abbreviato. Il giudice, tra l’altro, le aveva anche utilizzate per la decisione”.
Presenti in aula solo Trifan e Daniel Oprea. Gli altri non sono stati accompagnati in aula per un disguido con il permesso speciale di assistere all’udienza.
Il 10 marzo parleranno gli avvocati Roberto Fava e Massimo Rao Camemi, per le posizioni più delicate: quelle di Saracil e Cosmin, gli unici due ragazzi entrati in casa.
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