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Viterbo - L'omicida di Pasolini a processo per un colpo fallito al Monte dei Paschi di Vetralla

Tentato furto in banca, Pino Pelosi torna alla sbarra

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Pino Pelosi in tribunale a Viterbo

Pino Pelosi in tribunale a Viterbo

Pino Pelosi in tribunale a Viterbo

Pino Pelosi con il suo avvocato Valerio Panichelli

Viterbo – Torna davanti al giudice Pino Pelosi.

L’ex ragazzo di vita, condannato in via definitiva per l’omicidio Pasolini, deve rispondere di tentato furto a Viterbo. Il processo, iniziato un anno fa, riprenderà stamattina.

Il 27 febbraio 2010 avrebbe fatto da palo mentre l’altro imputato Stefano Lemma cercava di forzare una finestra per entrare al Monte dei Paschi di Siena di Vetralla. Non ci sono filmati a incastrare Pelosi e il presunto complice. 

Solo le versioni di due testimoni, che giurano di aver riconosciuto l’assassino di Pier Paolo Pasolini. Si tratta di un cliente della banca, che aspettava di poter fare un prelievo, e di un carabiniere che ha testimoniato alla scorsa udienza.

“Era Pino Pelosi, ne sono sicuro”, ha dichiarato il militare senza un minimo di incertezza, davanti al giudice Rita Cialoni. Un racconto lucido che ha ricalcato precisamente quanto affermato dal carabiniere a suo tempo, durante le indagini.

Pelosi è stato visto dal militare alla guida di una macchina, che si allontanava dalla banca. La pattuglia dei carabinieri lo ha incrociato sulla Cassia intorno alle 21,30 di quel 27 febbraio. Il militare dice di aver guardato il conducente negli occhi e di aver riconosciuto Pelosi senza ombra di dubbio. Impossibile sbagliare, ha aggiunto il carabiniere alla scorsa udienza: “L’auto procedeva con un’andatura lentissima. Troppo lenta per la Cassia. Quindi ho rallentato anch’io e fissato il guidatore”.

Pelosi, dal canto suo, dice di non sapere nemmeno dove si trova la banca in questione. Per lui, questo processo è un “accanimento” contro se stesso e non se ne fa una ragione.

Il 26 aprile 1979 la Cassazione lo condannò a nove anni per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Il poliedrico intellettuale era stato trovato morto la notte tra il primo e il due novembre di quattro anni prima, sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia. Pasolini era stato picchiato e travolto dalla sua stessa auto. Alla guida della sua auto, poche ore dopo il delitto, c’era il 17enne Pino Pelosi che confessò. Ma negli anni l’ex ragazzo di vita ha costruito mille versioni diverse di quella notte all’idroscalo, tra ammissioni e smentite.

Quasi subito dopo la condanna ha ottenuto la semilibertà, ma fino a pochi anni fa entrava e usciva dal carcere. Nel novembre 2012 ha preso tre anni e mezzo per un furto in gioielleria. A maggio dello stesso anno, la condanna per omicidio colposo e guida in stato d’ebbrezza, dopo l’incidente d’auto in cui morì l’amico. Nel 2009, l’arresto per spaccio. Ora il processo a Viterbo, dove Pelosi ha tenuto a essere sempre presente in aula. 

Solo stamattina, forse, non ci sarà: rimasto vittima di un lieve infortunio, è in convalescenza. A rappresentarlo in aula, il suo avvocato Valerio Panichelli.


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3 marzo, 2014

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