Viterbo – Non ho molte occasioni di frequentare il centro di Viterbo, per cui, se prendiamo come denominatore questa frequenza e come numeratore la presenza di auto parcheggiate sul marciapiede di via Cavour sotto le scalette che scendono da via Saffi, si ottiene un rapporto che è tendente all’unità.
Ciò significa che in quel piccolo slargo del marciapiede trovo più o meno sempre un’auto (non la stessa, sia chiaro) lì parcheggiata. Già un’altra volta avevo segnalato questa abitudine.
Sabato sera ci sono passato scendendo verso piazza del Comune intorno alle 20,30 e vi era una Audi bianca. Alle 23,30 quell’auto era ancora lì.
Immagino le persone che parcheggiano così: me le vedo aprire la portiera e, scendendo dall’auto, inveire contro la casta (dei politici, dei dipendenti pubblici, dei giornalisti, degli intellettuali, una qualunque a scelta), contro l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia, contro “l’sinnaco Miclini” che non ha fatto i parcheggi e vuole chiudere il centro alle auto e non fa funzionare la raccolta dei rifiuti. Dopo che hanno inveito lanciano la sigaretta ancora accesa in mezzo alla strada, tanto qualcuno pulirà…
Parcheggiare l’auto in quel modo non è contrario soltanto al codice della strada. E’ contro il codice della buona educazione e del rispetto, costringendo un disabile o una mamma con il carrozzino a scendere dal marciapiede.
E’ contro il codice del decoro, fornendo a chi viene a visitare Viterbo una immagine di degrado legata al disordine della piccola prepotenza quotidiana, insomma una splendida pubblicità per la città d’arte e di cultura.
Poiché ho assistito un’altra volta al fatto che una tale infrazione al codice della strada non venisse nemmeno sanzionata, proprio lì davanti a Palazzo Brugiotti, sede di un museo cittadino, mi chiedo se l’amministrazione comunale insieme ai dissuasori che dovrà installare nelle piazze liberate dalle auto, pensi a qualcosa, magari tre piccole colonnine che impediscano la pratica del wild parking anche in quel posto.
So che si tratterebbe di qualche centinaio di euro a carico dei viterbesi, ma dove non basta la coscienza del singolo evidentemente occorre l’intervento di chi rappresenta la collettività.
Valerio De Nardo
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