– Tutti assolti. I due fratelli romeni per non aver commesso il fatto. I quattro indiani perché il fatto non sussiste.
E’ la sentenza emessa questa mattina dalla Corte d’Assise di Viterbo, presieduta da Gaetano Mautone.
I giudici della Corte hanno ritenuto i sei imputati non colpevoli del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione. Accusa per la quale erano finiti in manette tra fine giugno e metà luglio 2010.
I sequestrati sarebbero stati quattro pakistani che avevano venduto agli indiani permessi di soggiorno falsi, e quindi inutilizzabili, al prezzo di 45mila euro. Un rapimento che, nell’ottica dell’accusa (pm Renzo Petroselli) doveva servire per costringere i pakistani a ridare loro l’intera somma. Ma per gli avvocati difensori Massimiliano Cataldo, Carlo Mezzetti e Antonio Buttazzo quello che accadde i primi giorni di maggio 2010, in una cascina a Villa San Giovanni in Tuscia, fu tutt’altro che un sequestro di persona.
“I pakistani – hanno fatto notare i legali in aula – arrivarono spontaneamente al casale, dove rimasero per una notte. Erano liberi, nessuno li ha costretti. E se hanno denunciato gli indiani è solo perché sapevano che, così facendo, si sarebbero tolti la “zavorra” del risarcimento”.
Senza contare i madornali errori commessi dai “sequestratori”. L’unica donna imputata, di nazionalità romena, aveva una storia con uno degli indiani che, per due giorni – i giorni del presunto sequestro – non si fa vivo. Lei, preoccupata, ha chiamato i carabinieri di Civitavecchia per segnalarne la scomparsa. “Una mossa da genio del crimine, non c’è che dire – ha commentato l’avvocato Buttazzo -. Nemmeno la Banda Bassotti avrebbe commesso una simile imprudenza!”.
Argomentazioni che hanno convinto il presidente Mautone, il giudice a latere Silvia Mattei e i membri della giuria popolare. Da oggi, quindi, i sei imputati tornano liberi. Entro novanta giorni le motivazioni della sentenza.
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