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Tuscania - Ieri il processo con rito abbreviato a uno dei pastori sardi - L'accusa chiede tre anni - Per la difesa, la selva di marijuana è stata coltivata da altri

Maxischermo in aula per la maxipiantagione di droga

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L.G., uno degli arrestati

L.G., uno degli arrestati

I carabinieri di Viterbo nella piantagione di marijuana

I carabinieri nella piantagione di marijuana

Alcune delle piante di marijuana sequestrate

Alcune delle piante di marijuana sequestrate

Tuscania – Tre anni di reclusione per aver coltivato una selva di marijuana da 13 quintali.

E’ la richiesta di pena del pm Stefano D’Arma per G.L., 50enne sardo arrestato due anni fa.

Ieri mattina, l’udienza davanti al gup Franca Marinelli, per il processo con rito abbreviato.

G.L. era accusato di coltivazione di droga. Coltivazione di un ettaro di marijuana, per l’esattezza. Una maxipiantagione scoperta dai carabinieri della compagnia di Tuscania nel settembre 2012, in una località sperduta chiamata Castel Ghezzo.

Secondo l’accusa, G.L. e il complice 43enne F.O. – in attesa di giudizio in un processo separato – avrebbero fatto la guardia armata alla piantagione. Con un fucile avrebbero minacciato un carabiniere andato in avanscoperta, vestito da fungaiolo. Due ore dopo, il blitz con una trentina di uomini dell’Arma, la fuga dei due e, infine, l’arresto.

Ma per la difesa, rappresentata dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi, la piantagione non era dei due pastori sardi.

Gli avvocati lo hanno dimostrato con una maxiarringa di più di due ore e una proiezione di foto in aula su maxischermo: mappe e immagini dal satellite della piantagione che, in effetti, non si trovava nella loro proprietà, ma in quella del vicino. Un punto su cui la difesa batte da sempre: “Perché mai doveva sorgere nel campo vicino, quando gli arrestati hanno una proprietà di 75 ettari, dove sarebbe stato anche più semplice occultare la piantagione?”. L’avvocato Bartoletti se lo è chiesto fin dall’inizio delle indagini.

La difesa ha anche chiarito come il sacco di concime trovato sul terreno non fosse stato comprato dai due pastori: lo confermerebbe anche la cooperativa da cui quel concime proveniva.

Sempre secondo i legali, inoltre, il carabiniere vestito da fungaiolo non è stato minacciato col fucile: testimoni riferirebbero il contrario. E quanto alla fuga, i pastori sono scappati solo dopo aver sentito i carabinieri avvicinarsi e sparare. 

Il gup Franca Marinelli deciderà il 30 ottobre.


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10 ottobre, 2014

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