Viterbo – Lo spaccio di cocaina in provincia si organizzava in macchina. Le intercettazioni ambientali parlano chiaro, secondo gli investigatori che hanno condotto l’indagine Drago.
Ieri ha parlato uno di loro, al processo contro i dodici accusati di aver alimentato il traffico di stupefacenti a Soriano e dintorni. Oltre al filone droga, anche quello dei furti è approdato davanti al giudice Eugenio Turco. Mentre su alcuni degli imputati pendono anche reati più gravi come estorsione, violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione, di competenza del tribunale collegiale.
L’udienza di ieri è stata interamente dedicata all’argomento stupefacenti. Occhi puntati su Mario Gregori, uno dei quaranta arrestati nel blitz del maggio 2012. Per il maresciallo del nucleo investigativo di Viterbo, Piergiorgio Scoparo, ascoltato ieri in aula, Gregori era uno dei punti di riferimento per lo spaccio in provincia. Collegamento tra alcuni imputati e fornitori romani di stupefacente.
I carabinieri lo intercettano con Django Barberio, 44enne sorianese ritenuto al vertice del sodalizio sgominato due anni fa. “Parlavano di come organizzare lo spaccio a Soriano e nei paesi limitrofi – spiega il maresciallo Scoparo -. Abbiamo piazzato una cimice nella macchina di Barberio: li sentivamo discutere dei viaggi a Modena o nella capitale per rifornirsi di cocaina”.
Il 28 aprile 2011, giorno dell’irruzione dei carabinieri in un appartamento a Roma dove furono trovati 80 grammi di cocaina, Gregori era presente. I militari hanno monitorato altri incontri fuori da bar e locali della provincia. Ma il suo ruolo di cerniera tra Roma e Viterbo emergerebbe più che altro dalle intercettazioni ambientali nell’auto di Django. O dalle conversazioni con il fratello Michel Barberio – oggi uscito dalla vicenda col patteggiamento -, sulla possibilità di estendere lo smercio di cocaina a Vetralla, tramite un soggetto conosciuto come “Clio”.
I consumatori di cocaina, ascoltati dopo il carabiniere, hanno negato di aver comprato droga dall’imputato vignanellese. Semmai, avrebbero fatto con lui qualche viaggio al quartiere romano di San Basilio, per comprare stupefacenti da uno a caso tra migliaia di spacciatori. “Cocaina comprata e consumata sul posto”, hanno specificato entrambi i testimoni, scagionando in pratica Gregori dall’accusa di spaccio.
Il processo continua a marzo.
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