Montefiascone – Rabbia. Amarezza. Delusione.
E’ un dolore inenarrabile quello dei genitori di Alexandra, Martina e Valentina. Un dolore che si rinnova oggi, dopo il patteggiamento a due anni e mezzo di Serhiy Hylias (fotocronaca – slide).
C’era lui alla guida dell’Opel Astra che si è schiantata sulla Commenda il 22 aprile 2012, con dentro le loro figlie: Martina Saletti, Valentina Floriani e Alexandra Cracaileanu. Venti, ventuno e ventitré anni.
Quell’incidente gliele ha portate via all’apice della vita.
Dopo un sabato sera in discoteca con gli amici, lo scontro con un masso interrato. Tre vite spezzate. E quelle dei familiari cambiate per sempre.
“Non ce la facciamo neanche a parlare”, dice dopo la sentenza Giuliana Zamperini, la mamma di Valentina.
Serhiy Hlyas ha patteggiato due anni e mezzo. Dei giovani che erano in quella macchina, solo lui e la ventunenne Rachele Guerrini si sono salvati. Valentina e Martina vengono estratte già morte da quell’inferno di lamiere; Alexandra resiste due giorni, poi dona cuore, fegato, reni e polmoni.
La madre della 23enne romena, appena sente parlare in aula di “due anni e quattro mesi”, scoppia in lacrime, si alza ed esce. Quando rientra, non ce la fa ad ascoltare l’avvocato di Serhiy che parla di “condotta ineccepibile del ragazzo”. “Ha ammazzato tre persone”, esclama la donna, mentre l’aula si raggela per un attimo. Il giudice la riprende, si ritira ed esce un’ora dopo col dispositivo: due anni e quattro mesi per omicidio colposo plurimo aggravato; due mesi e 800 euro di ammenda per guida in stato di ebbrezza, con patente sospesa per tre anni.
Condanna patteggiata con la condizionale: significa niente carcere, perché Serhiy non ha precedenti e aveva appena ventun anni. Ma come si spiega a tre coppie che hanno perso tre figlie? Mentre Serhiy ha deciso di non esserci, per le ragazze, da Sorano sono venuti tutti: i genitori di Alexandra, di Martina e Valentina, con i loro fratelli. Fuori dall’aula, la tensione si scioglie in tante lacrime e sigarette.
“E’ una giustizia ingiusta – continua la signora Giuliana -. In udienza ci siamo sentiti dire tante cose. Che è incensurato. Che lavora a quaranta chilometri da casa e non ha mai più preso la macchina. Che è un bravo ragazzo. Perché, le nostre figlie com’erano? Non erano brave ragazze anche loro? Non lavoravano anche loro? Valentina non aveva mai fatto male a nessuno. Non doveva morire così”.
Tre amiche unite. Tutte di Sorano (Grosseto), ma quella notte erano venute a ballare a Viterbo con Serhiy e Rachele.
Valentina e Martina erano cugine. Figlie di sorelle. Accanto a Giuliana Zamperini c’è la sorella Manuela, madre di Martina, la più piccola delle tre. Lei studiava a Siena, mentre Valentina era segretaria d’azienda. Alexandra, 23enne romena, cameriera, si era fatta subito volere bene dalle due cugine. Un trio inossidabile.
“Quella foto bellissima che le ritrae tutte insieme, felici, Valentina l’aveva messa su Facebook la sera prima dell’incidente”, racconta la mamma. E’ ancora al suo posto, in copertina, con i loro sorrisi che continuano a brillare. Ma Valentina, Alexandra e Martina non ci sono più.
Oggi si chiude la vicenda penale. Mentre il risarcimento, come spiega l’avvocato dei Floriani e dei Saletti, Melania Renaioli, sarà stabilito dal giudice civile.
“A Serhiy avevo teso una mano – dice la mamma di Valentina -. Davanti alla tomba di mia figlia gli ho chiesto di dirmi la verità. Lui diceva che non aveva bevuto e non aveva corso con la macchina. Solo molto tempo dopo abbiamo saputo che guidava positivo all’alcoltest. Il messaggio che la legge dà oggi ai ragazzi è che possono fare quello che vogliono. Guidare ubriachi, correre, uccidere. La legge italiana glielo consente, se la pena è questa”.
Stefania Moretti
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