Viterbo – (g.f.) – “A oggi ci sono due ragazzi ricoverati a Belcolle, per scrupolo .
Uno ha una banale influenza e l’altro una polmonite”.
Meningite, la Asl frena: stop a facili allarmismi. Finora solo due i casi sospetti (video).
Uno, tragico, quello di Luca Graziosi, morto all’ospedale Andosilla, seppure l’autopsia dovrà definire con esattezza le cause del decesso, l’altro della ragazza ricoverata martedì a Belcolle.
“E’ scattato l’allarme – spiega il commissario Luigi Macchitella – per due casi di supposta meningite, dopo il ragazzo morto all’ospedale di Civita Castellana, per il quale è in corso l’autopsia e non sappiamo con certezza ancora le cause”.
Mentre la ragazza ricoverata martedì, è risultata poi negativa agli esami effettuati, per via degli antibiotici che le sono stati somministrati.
In giornata però sono state diffuse notizie su altri casi. “L’invito è a non dare informazioni che non siano corroborate da fatti – spiega il commissario – si finisce che 37 di febbre si trasformino in meningite.
Si sta diffondendo un allarme assolutamente ingiustificato”.
Nella Tuscia già è stata registrata una sessantina di falsi allarmi.
“C’è stato anche un caso – ricorda Silvia Aquilani, del servizio Igiene pubblica Asl – di una persona che si è rivolta anche al Gemelli.
I due casi ricoverati a Belcolle per scrupolo, uno ha una banale influenza e l’altro una polmonite”.
Tutto è partito dal tragico episodio del ragazzo di Castel Sant’Elia morto all’ospedale di Civita Castellana.
“Lunedì – ricorda Aquilani – sono stata allertata per il decesso di un ragazzo di Castel Sant’Elia. Una morte drammatica e rapida, probabilmente dovuta a sepsi da batterio gram negativo.
Il responsabile più probabile è un meningococco.
Un caso ripeto, drammatico, che non è purtroppo così improbabile, seppure raro. Negli adolescenti questo tipo di germi esistono, ma nel 99 per cento dei casi non danno esiti.
Nella piccola percentuale residua si attivano in situazioni particolari, stress, malattie. Il ragazzo aveva avuto un’influenza, era sportivo, venerdì aveva partecipato a un allenamento.
Si tratta di un evento drammatico, infrequente, ma non così improbabile”.
Un tragico destino. “Se la causa è il germe che ospitava, nulla avrebbe potuto salvarlo. Avremo la situazione più chiara dopo l’autopsia, se si trattava di patologia meningococciva invasiva e non meningite”.
In ogni caso, piedi bene a terra. “E’ una patologia rara, grave, devastante ma non particolarmente contagiosa – continua Aquilani – e riguarda i contatti più frequenti, ripetuti nelle 48 ore precedenti.
Il contagio può avvenire a livello di secrezioni naso – respiratorie. Per intenderci, se l’avesse avuta, poteva essere la ragazza quella più a rischio, quindi familiari conviventi.
Comunque abbiamo contattato tutti, familiari conviventi, compagni di classe e d’allenamento”. Misure precauzionali.
“Sottoposti al protocollo, con farmaci antibiotici, per bloccare il meningococco prima che dia problemi. Eventualità infrequente. Lunedì tutte le persone erano state individuate e trattate, al tempo stesso allertati i medici del distretto cinque”.
Il panico sulla trasmissione è immotivato. “Si sono fatte congetture che hanno generato panico, che tutt’ora esiste. E’ sbagliato chiudere scuole ed edifici pubblici sia effettuare le disinfezioni. Il germe non sopravvive nemmeno cinque secondi nell’ambiente esterno”.
Martedì il caso della ragazza di Civita Castellana, portata prima all’Andosilla e quindi a Malattie infettive di Belcolle.
“E’ stata trattata con antibiotici e la puntura lombare ha riscontrato la negatività dai germi. Si è trattato di una sindrome da meningite senza una causa ben definita e negativizzata al riscontro di laboratorio.
Anche in questo caso, però, sono state riattivate le procedure, per scrupolo.
Spero che questo serva a rassicurare i cittadini”.
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