Viterbo – “Sei la mia vita, lo dico al mio compagno”.
Ferzan Ozpetek, il regista di origine turca, racconta l’amore e lo fa attraverso le pagine del suo libro “Sei la mia vita” (Mondadori), che presenterà oggi, 5 luglio, alle 21,30 in piazza san Lorenzo nella serata conclusiva di Caffeina.
L’amore come sentimento che governa il mondo e che può legare chiunque in maniera intensa. Forte. Quasi arrivando ad annullarsi per l’altro. Perché sia vero, però, deve per lui essere corrisposto. E lo si capisce quando chi si incontra diventa la metà perfetta che completa l’essere.
Nel libro, il protagonista narra la storia della sua vita, al compagno che gli siede di fianco in macchina, mentre lasciano Roma alle prime luci dell’alba. Il resto sarà lo stesso autore a rivelarlo al pubblico viterbese.
Come nasce questo libro, quando e come ha iniziato a scriverlo?
“Ci ho dedicato circa due anni – dice Ozpetek – , volevo raccontare come è cambiata l’Italia da quando mi sono trasferito quarant’anni fa. L’ho scritto durante i miei viaggi, attingendo dalla mia vita reale, ricordando episodi e persone che ho incontrato. Spesso mi sono commosso mentre scrivevo, una volta in aereo sono addirittura scoppiato in lacrime”.
”Sei la mia vita”, lo ha detto mai a qualcuno? E come lo ha dimostrato?
“Il titolo del libro non è casuale… “Sei la mia vita” lo dico, anzi, ce lo diciamo a vicenda con il mio compagno. E ce lo dimostriamo continuamente, dai piccoli gesti quotidiani a cose più grandi. Come dedicare un libro”.
Può una persona amare in maniera sconfinata fino ad annullarsi?
“Credo di sì. L’amore porta ad annullarsi perché è un sentimento che prende il sopravvento e tende a mettere l’altra persona di fronte a tutto. L’importante è che questo amore sia apprezzato e ricambiato altrimenti, secondo me, non è vero amore”.
Cos’è per lei l’amore e come lo racconta?
“Per me l’amore è tutto, è il sentimento che governa il mondo. I miei film, e ora posso dire anche i miei libri, ruotano tutte attorno all’amore… per il proprio compagno, per la famiglia, per gli amici. A volte l’amore tra sconosciuti, come ne “La finestra di fronte”.
Chi è il perfetto compagno di viaggio, quello a cui raccontare di sé?
“È la persona che sa ascoltare senza giudicarti. Non sopporto i pregiudizi, ognuno deve sentirsi libero di fare le proprie scelte”.
Qual è l’opera a cui è più affezionato?
“No, non fatemi questa domanda. E’ come chiedere a una madre quale figlio preferisce. In ogni mia opera c’è un pezzo di me e tanto impegno per farla crescere. Non ne ho una preferita”.
Meglio il cinema o la scrittura. Con cosa riesce a comunicare meglio?
“Sono due modi diversi di raccontare, non saprei dire se uno è meglio dell’altro. Ovviamente nasco come regista e ho acquisito una certa sicurezza, mentre mi considero ancora un dilettante come scrittore, tant’è che chiedo sempre un parere alla mia editor. Anche l’emozione che si prova è diversa. Mi ricordo una volta, poco dopo l’uscita di “Rosso Istanbul”, aver visto una persona con in mano il mio libro. Mi ha fatto uno strano effetto, molto piacevole. Una sensazione nuova rispetto all’emozione che mi dà un film in sala dove invece si riunisce una comunità di spettatori. Qui c’è invece l’intimità del rapporto singolo lettore-autore”.
Come giudica la situazione culturale italiana e come viene percepito il nostro paese all’estero.
“In generale, non molto bene perché pur essendoci grandi talenti in ogni campo artistico si fa poco per promuovere e sostenere la cultura nazionale. All’estero viene percepito come un paese ricco di storia e capace del bon vivre, una perenne Dolce Vita. Il cibo resta, e anzi è cresciuto, come il portabandiera del made in Italy già affermatosi da anni con la moda. Il cinema italiano non è molto diffuso all’estero, a parte manifestazioni culturali e festival, sono rimasti ai grandi maestri degli anni ’60-’70. Certo che le presenze nei festival più importanti, come quest’ anno a Cannes, aiutano a rafforzare tutto il cinema italiano nel mondo”.
Conosceva Caffeina?
“Sì, ne avevo sentito parlare anche se non c’ero mai stato. Sono contento e onorato di parteciparvi”.
E’ mai stato a Viterbo e, in vista del 5 luglio, cosa vuole dire al pubblico viterbese.
“Sì, qualche volta. Viterbo è una città stupenda, è piccola, ma ha tutto: opere d’arte, un’urbanistica piena di storia, una natura meravigliosa e delle persone stupende. E ovviamente degli ottimi ristoranti. Credo che nell’incontro della serata ci divertiremo molto insieme”.
Paola Pierdomenico
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