Viterbo – “Non sai mai quanti segreti può nascondere l’Egitto”.
Parola di Zahi Hawass, il celebre archeologo egiziano ospite ieri sera a Caffeina. Hawass, intervistato Da Roberto Giacobbo, ha portato un po’ di quel mistero delle tombe e dei faraoni egizi in piazza San Lorenzo condividendolo con un pubblico curioso e attento.
Il fascino di quei posti così lontani e magnifici è una delle esperienze più belle che si possano fare nella vita. Anche in un momento in cui il pericolo e la paura del terrorismo tolgono un po’ di turismo.
“Ciò che accade in Egitto – spiega Hawass – può succedere dappertutto nel mondo. Ma non si può smettere di andare in posti belli per questo”.
Esperienze, secondo l’archeologo che tolgono il fiato come la Sfinge. “Se vi ci mettete di fronte, chiudete gli occhi e poi li riaprite per guardarla – dice Hawass – sarà il momento più bello della vostra vita”.
Ma cosa si prova, quando sei un archeologo, a trovarsi davanti a una mummia o a una tomba? Una domanda che spesso viene posta a Hawass. “Quando con la mia équipe abbiamo fatto lo scan su Tutankhamon – racconta -, quando ho visto il suo volto, è stato il momento più bello della mia vita. E proprio dallo scan abbiamo scoperto la sua famiglia e le vere cause della sua morte”. E poi l’analisi del Dna. “Abbiamo scoperto che il padre è Akenathon, abbiamo trovato la nonna, la madre e la moglie. Ora stiamo cercando al matrigna, Nefertiti. La più grande scoperta che abbiamo fatto sul grande faraone – continua – è la causa della sua morte. Non è stato ucciso come si è pensato per anni. E’ caduto da un carro perché aveva problemi al fisico, aveva un piede piatto e la malaria”.
Tra le altre scoperte c’è la presenza di un precettore che si occupava di Tutankhamon e che la tomba, al contrario di quello che narrano le cronache, non è stata scoperta da Howard Carter, ma da un ragazzo che portava acqua agli archeologi al lavoro. Ha poggiato i secchi proprio davanti all’entrata della tomba.
Sul palco Hawass e Giacobbo sono stati raggiunti dal fotografo viterbese Sandro Vannini che per lungo tempo ha lavorato con l’archeologo egiziano e per lui ha scattato le foto che si trovano sul libro che è stato presentato ieri sera, La leggenda di Tutankhamon.
Un libro prezioso, realizzato in poche copie perché rilegato in maniera particolare e non riproducibile meccanicamente in grandi quantità.
“E’ stato un privilegio – commenta il fotografo – poter stare in questi luoghi così a lungo e poter fotografare quei tesori”.
“Il libro – dice Hawass – è come un pezzo di antiquariato, è vita e passione per l’antico Egitto”.
Ma Hawass non si ferma qui. Il progetto è quello di aprire il più grande museo egizio al mondo all’ombra delle piramidi. Lì, dopo il restauro, verranno portati tutti le suppellettili di Tutankhamon. E la sua maschera d’orata alla quale sarà dedicata un’intera stanza.
“Saranno 4.500 suppellettili che verranno raccolte nel museo – dice Hawass -. L’inaugurazione della struttura era in programma per il 2015 ma, a causa della rivoluzione, ci vorrà di più. Ci vogliono 700 milioni di dollari per il museo e ho proposto al governo di raccogliere fondi in tutto il mondo. Chi lo finanzierà avrà il suo nome scritto sulle pareti del museo”.
Prima di salutare il pubblico viterbese, Hawass ha elencato i suoi prossimi obiettivi. Uno di questi riguarda il robot che è stato mandato nei cunicoli della grande piramide. Si è fermato davanti a tre porte e Hawass vuole scoprire cosa vi si nasconde dietro. Poi vuole trovare Nefertiti. E, infine, proseguire gli scavi nella Valle dei re perché è sicuro che il 70% dei reperti sia ancora nascosto là sotto.
Elisa Cappelli
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