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Caffeina - Il filosofo Giulio Giorello al festival culturale - Ha parlato della società aperta, di Islam e ha ricordato la figura del cardinale Carlo Maria Martini

“Teniamoci e conserviamoci i nostri blasfemi”

di Raffaele Strocchia
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Viterbo - Giulio Giorello alla

Viterbo – Giulio Giorello

Viterbo - Giulio Giorello

Viterbo – Giulio Giorello

Viterbo - Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo – Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo - Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo – Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo - Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo – Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo - Giulio Giorello alla sala Regia

Viterbo – Giulio Giorello alla sala Regia

Viterbo - Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo – Giulio Giorello alla sala Regia con Carlo Galeotti

Viterbo – “Teniamoci i nostri blasfemi”. Giulio Giorello a Caffeina. Il filosofo ed epistemologo milanese al festival.

L’intervista del direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti, ieri pomeriggio, nella sala regia di palazzo dei Priori. 

Tanti i temi trattati. Tanti quanto quelli affrontati nel libro “Con intelligenza e amore”. Un dialogo tra due menti e personalità: il cardinale Carlo Maria Martini e il filosofo Giulio Giorello. L’uomo di fede e l’uomo di scienza. Da una parte, un uomo di Dio. Dall’altra un filosofo della scienza, ateo dichiarato.

I due si sono confrontati, fino a poco prima della scomparsa del cardinale, per tentare di creare un terreno comune sul quale far sorgere punti di incontro tra credenti e non credenti.

L’incontro ha permesso di far scoprire, o riscoprire, ai presenti la figura di Martini attraverso lo sguardo di Giorello, ma anche di analizzare forti temi di attualità.

“Martini – ricorda Giorello – era un uomo estremamente intelligente, di grande cultura e carisma. Aveva una spiccata curiosità verso gli altri e non condannava il pensiero scientifico avendo il gusto della sperimentazione. Il suo più grande segno di intelligenza fu l’istituzione della Cattedra dei non credenti”.

I due si conobbero proprio grazie all’iniziativa avviata nel 1987 dall’allora arcivescovo di Milano. “Fu una bellissima esperienza da cui imparai molto – ricorda Giorello -. Conobbi Martini per la prima volta nel suo palazzo arcivescovile. Era un palazzo molto austero. Non come questo che è una delizia per gli occhi”, aggiunge ammirando la bellezza di palazzo dei Priori.

Tanti i temi affrontati. Dalla questione Giordano Bruno all’etica. Dalla scienza alla teologia della liberazione, arrivando alla questione islamica. “Non so se Martini sarebbe d’accordo – dice Giorello –, ma credo che in tutte le religioni ci sia una componente totalitaria. Il germe del totalitarismo può venir fuori ovunque e per questo non dobbiamo mai abbassare la guardia”.

Giorello ricorda anche la strage alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. “Il germe del totalitarismo va oltre la blasfemia e la questione delle vignette satiriche – afferma il filosofo –. Non si può e non si deve in alcun modo giustificare la violenza terrorista con la blasfemia di certe vignette. Come ha fatto qualcuno. Anzi voglio dirla tutta: le società aperte hanno come caratterista l’esistenza di qualche blasfema. Ne sono una caratteristica. A chi viene attaccato in questo modo dico di rispondere con gli stessi mezzi. Prendeteli in giro, insomma. Ma teniamoci e conserviamoci i nostri blasfemi”.

In chiusura, in risposta a una domanda di Carlo Galeotti sulla deriva della ricerca logica in Italia, un’analisi sulle condizioni delle università italiane. “L’università italiana – dice Giorello – è in decadenza. La colpa è soprattutto delle cattive riforme attuate e dell’estrema burocrazia presente. Gli studenti sono costretti a fuggire – continua Giorello – perché il sistema non è adeguato alle punte alte. Alle eccellenze. Ed è affossato dalla burocrazia interna ed esterna”.

Raffaele Strocchia


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6 luglio, 2015

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