Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Abbiamo molta stima per Filippo Rossi e ammiriamo il suo impegno per la città e la diffusione della cultura.
Tuttavia non condividiamo affatto la sua convinzione che la regolamentazione delle attività del centro storico possa segnare la morte del quartiere di San Pellegrino.
Forse Rossi non se ne è accorto (da quanto tempo non passa per le strade del quartiere di giorno?), ma il centro medievale è già morto e proprio a causa della concessione, senza alcuna programmazione e regola, di licenze commerciali relative ad attività esclusivamente legate alla movida e allo “sballo” del fine settimana.
Tali attività non animano di certo la vita del quartiere, in quanto quasi tutte aprono i battenti in tarda serata, al punto che spesso gli sparuti turisti di passaggio nelle ore diurne si lamentano perché non riescono a trovare nella zona un caffè, un panino o un gelato.
Rossi si sente in dovere di difendere le attività imprenditoriali, e capiamo bene che non si tratta di cosa secondaria, in una città in cui le opportunità di lavoro sono esigue, ma dovrebbe riservare anche un minimo di considerazione per le persone che a San Pellegrino vivono e tengono in vita un quartiere che meriterebbe attenzione e considerazione da parte delle amministrazioni pubbliche per la sua rilevanza storica ed architettonica, ma che è lasciato da anni in stato di totale abbandono.
E inoltre non crediamo che si difendano tutte le attività imprenditoriali facendo scappare i turisti, che sono ospitati nelle numerose strutture di accoglienza del quartiere, e che se ne vanno desolati dopo un weekend insonne.
Non sono certamente gli avventori notturni dei vari pub o bar a costituire una fonte di ricchezza per la città, lo sono invece proprio i turisti, che mangiano, dormono e spendono durante il loro soggiorno.
Il nostro splendido centro storico è una delle maggiori attrattive per il turismo, deturparlo con attività che lo degradano a bivacco notturno significa non avere a cuore proprio il benessere e lo sviluppo economico viterbese.
Non creda, Rossi che sia piacevole dover rinunciare a dormire nel fine settimana, e non solo, per le grida belluine di avventori incivili, che in stato più o meno alterato dall’alcool, discutono, gridano e litigano sotto le nostre finestre.
Non si vede perché, nella quiete della nostra casa dobbiamo forzatamente ascoltare, a volumi da discoteca, della musica che non abbiamo scelto di sentire, fino alle due di notte e oltre. C’è poi chi il giorno dopo deve affrontare attività lavorative impegnative e complesse, per cui si richiede la massima concentrazione e quindi mente e corpo rigenerati dal sonno.
Non parliamo poi dello stato delle vie nella mattina successiva alla movida, piene di bicchieri e bottiglie abbandonati per ogni dove, e del vomito sugli zerbini di casa.
Comprendiamo le esigenze di chi investe in attività nel quartiere, ma occorre stabilire regole certe, perché siano salvaguardati i diritti e la qualità della vita di tutti: i locali si dotino di strutture idonee: servizi igienici sufficienti per la loro clientela, impianti di insonorizzazione adeguati; rispettino gli orari, tengano sotto controllo le manifestazioni di inciviltà dei loro clienti (e non è sufficiente una lavagnetta seminascosta con qualche benevola sollecitazione).
Ma è anche necessario che l’amministrazione comunale sostenga l’apertura di esercizi che operano in settori commerciali diversi da quelli legati alla vita notturna, che restino aperti nelle ore diurne e ridiano vita al quartiere.
Il nostro è un centro storico che non ha nulla da invidiare ad altre note cittadine d’arte piene di vita e di turismo e può costituire una risorsa e una ricchezza per tutta la città.
Ed è, crediamo, un alibi debole quello del decreto sulle liberalizzazioni, che impedirebbe ogni intervento: gli amministratori hanno il diritto dovere di utilizzare tutti gli spazi che la legge consente loro per salvaguardare un inestimabile bene storico artistico che appartiene a tutti i viterbesi e non solo a chi vi abita.
Pertanto un grazie sincero all’assessore Perà, che ha semplicemente ricordato a tutti che le regole vanno rispettate.
Comitato di quartiere San Pellegrino di Viterbo
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