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Viterbo - San Pellegrino - Tremila e trecento euro di multa e tremila di spese legali per far ricorso al Tar

Dieci giorni di chiusura anche per il 77

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Viterbo - Il 77 a san Pellegrino

Viterbo – Il 77 a san Pellegrino

Viterbo - Il 77 a san Pellegrino

Viterbo – Il 77 a san Pellegrino

Viterbo - Manfredi Samperi titolare del 77

Viterbo – Manfredi Samperi titolare del 77

Viterbo - Orlando Samperi titolare del 77

Viterbo – Orlando Samperi titolare del 77

Viterbo – Tremila e trecento euro di multa e tremila di spese legali per far ricorso al Tar.

Il 77, locale del centro storico di Viterbo, però non ce l’ha fatta. Ha vinto l’amministrazione comunale. Il Tar gli ha dato torto e dovrà stare chiuso 10 giorni che rischiano di far salire le spese – mancato incasso e altro – a oltre 10mila euro. Tredicimila se sommiamo quanto sborsato per arrivare al Tribunale amministrativo. La causa, vendita senza licenza. Senza contare che la clientela potrebbe pure cambiare aria.

“Il prezzo che stiamo pagando – spiega Orlando Samperi, titolare assieme al fratello Manfredi del 77 – dopo aver investito sul centro storico”. Senza sapere ancora le date di chiusura. E se questa spada di Damocle colpirà uno o due fine settimana.

Il centro da chiudere al traffico e aprire ai turisti coll’ascensore, nel frattempo rischia a sua volta di diventare il centro dove i locali per una “serrata” obbligata potrebbero passare un brutto quarto d’ora.

È successo anche al Due Righe, altro storico e importante locale del centro che, causa chiusura per 10 giorni stabilita dal comune di Viterbo, avrebbe perso un bel po’ di incassi. Così come accaduto ad altri locali in tempi recenti. Un piccolo indotto cittadino preso a spallate in un quartiere dove i locali hanno investito con forza contribuendo non poco a renderlo vivo e migliore durante tutto l’arco dell’anno.

In mezzo a strade invase dalle macchine, petulanti bossetti di quartiere e capibastone sempre pronti ad alimentare jacquerie come fossimo ancora ai tempi degli antiquari o peggio ancora di Federico II. Una città che si prepara a Caffeina e agli eventi estivi correndo però il pericolo di fare prima il deserto pur di dormire sonni tranquilli. Dura Lex sed Lex.

E nulla quaestio nei confronti di vigili e polizia che fanno il loro mestiere. L’unica un po’ a languire è la politica che dovrebbe decidersi una volta per tutte se percorrere la strada della città turistica – come da più parti si invoca – oppure assistere alla moria di locali (e attività commerciali), ognuno di essi – però – parte fondamentale di una possibile strategia di rilancio dei quartieri interni alle mura.

E ci sarebbero pure finanziamenti regionali ed europei capaci di sostenerla. Strategia che però, tranne qualche felice proposito, oggi manca e di brutto. E a farne le spese capita sempre più spesso che siano giovani imprenditori che investono nei quartieri viterbesi tutta una vita di sacrifici e lavoro. Perché anche di questo si tratta. Chiusure di 10 giorni – multa esclusa perché quella come l’Iva la paghi in più – che potrebbero avere come conseguenza anche lo sfilacciamento di quelle piccole e vitali comunità che si formano attorno ai locali fatte di giovani studenti, lavoratori, stranieri e abitanti. Comunità che rappresentano ogni volta un bell’esempio di integrazione e sinergia al servizio del territorio.

Come il 77 di Orlando e Manfredi aperto il 3 settembre scorso a San Pellegrino e che fa musica dal vivo. Diversi concerti all’attivo – Calcutta, Scimmiasaki, Etruschi from Lakota e Kutso per citarne alcuni – un direttore artistico, Martina Cori, e il “secondo miglior barman di Viterbo”, Manfredi per l’appunto. “Il primo” – come lui stesso afferma – “sta al Blitz”, altro locale della città dei Papi dall’altra parte del Centro Storico dove tuttavia non hanno nulla da invidiare alla Viterbo dei locali, il cuore della Viterbo medievale che Bruno Zevi definì “convincente e sanguigna, imprevedibile e non pianificata ma sempre pertinente”.

Un linguaggio, aggiungeva Zevi, che “risponde ad un’aspirazione di libertà popolare e democrazia, stimolante anche nel terzo millennio”. Ed è qui che stanno Orlando e Manfredi Samperi, nomi fra l’altro azzeccatissimi. L’uno ha infatti la vivacità di personaggio ariostesco con lo spirito, a onor di metafora, di un indiano metropolitano e – per restare in tema musicale – l’andatura di un autoriduttore furibondo uscito da una canzone degli OfflagaDiscoPax. L’altro somiglia invece a Layne Staley degli Alice in Chains, e tanto basta. Espressione entrambi, come altri gestori di locali del centro storico, di una nuova generazione di giovani imprenditori con le idee chiare e buone idee per la città. In grado di svecchiare e arricchire. Capaci di proporre ed essere essi stessi una novità.

“Geniali dilettanti in selvaggia parata”. Con (dilettanti) tra parentesi, perché andrebbe tolto. Se non fosse il passo di “Linea Gotica” di Lindo Ferretti che con “Emilia paranoica” dei CCCP ha ispirato il nome del 77. “Chiedi a settantasette se non sai come si fa”, il verso in questione.

A garantire la nascita del locale di Orlando e Manfredi – aperto pochi mesi fa – “anche 80 mila euro di investimento” che due fratelli si sono caricati sulle spalle, “mettendo su un locale che in poco tempo ha dato lavoro a 7 persone con una media di 150 clienti per sera, per lo più studenti universitari”. Il tutto, in una provincia dove la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 54%. Dieci punti in più rispetto alla media nazionale. Un investimento che finora ha fatto riprendere fiato solo a San Pellegrino, visto che – spiega Orlando – “il 65% degli incassi finisce in spese. Senza considerare le tasse. Io e mio fratello non ci siamo ancora pagati lo stipendio e a chiusura puliamo anche le strade”. Un servizio per tutti.

Un locale che ha avuto pure il coraggio di dare un calcio in culo al dozzinale per lasciare spazio alla ricercatezza artigianale nella scelta di arredi e bancone. Eppure “multe ed esposti sono fioccati”.

Cinque i secondi, quattro le prime. Apertura dopo la chiusura, musica fuori orario e somministrazione senza licenza, le cause, in soli 6 mesi di attività. Eppure le irregolarità sarebbero state commesse cinque minuti dopo lo scadere dei tempi regolamentari e nessuno del 77 sarebbe stato sorpreso a far baldoria alle 3 del mattino. Magari con una scopa in mano sì. A pulire le strade del comune. Dura Lex, sed Lex.

Daniele Camilli

 


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16 marzo, 2016

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