Roma – Centinaia di lettere e bigliettini d’addio. Ricordi, racconti di avventure ed esperienze messi nero su bianco dagli amici di Elisa Scarascia Mugnozza (video – fotocronaca – slide).
In tanti, tantissimi fuori e dentro la chiesa dei santi Pietro e Paolo nel quartiere Olgiata di Roma, per l’ultimo saluto alla 26enne morta nel tragico incidente di Tarragona, in Spagna.
Moltissimi i giovani che hanno raccolto i propri pensieri all’interno delle ceste collocate sull’uscio della chiesa. Una richiesta della famiglia, per sentire più vicine le centinaia di persone che hanno condiviso il loro dolore.
Un’infinita folla di amici, parenti e compagni di università si abbraccia silenziosamente. I loro occhi sono gonfi e rossi di lacrime. Lacrime inconsolabili, testimoni di un cuore straziato.
A celebrare il rito, don Pietro Rabitti. “Elisa – dice il sacerdote nell’omelia -, in tanti ti hanno circondato e ricoperto di fiori. I giorni passavano e le lacrime scendevano, ma la sensazione era che a consolarci ci fossi proprio tu. Hai continuano a esercitare la passione che tanto ti piaceva: quella del medico. Avevi un cuore grande, Elisa. Con il sorriso sulle labbra aiutavi sempre i più bisognosi, per questo amavi fare la clown terapia”.
Anche don Pietro si è trovato spiazzato difronte a tanto dolore. “In questi giorni ci siamo scoperti fragili perché sono troppi gli interrogativi senza risposta: ‘perché Dio ha preso con sé vite così giovani?’. Abbiamo bisogno del tuo amore Elisa, altrimenti queste domande resteranno vane. Grazie per la tua gioia e sensibilità”.
In prima fila mamma Maria Teresa, papà Giuseppe e i fratelli piangono la morte di una ragazza piena di vita ed entusiasmo. Poco dopo l’inizio della cerimonia, i genitori si sono fatti forza e dall’altare hanno letto due brani: uno dal Cantico dei Cantici e un altro dal Libro dell’Apocalisse.
Il padre ha poi aggiunto: “Grazie Elisa per essere stata con noi. Per la tua dolcezza e allegria, per la tua voglia di vivere ma anche per la tua testardaggine. Avevi già il camice verde, sempre pronta a entrare in sala operatoria. Volevi diventare un medico chirurgo e aiutare i bambini in difficoltà dell’America Latina e dell’Africa”.
Poi il ringraziamento a papa Francesco e alle istituzioni, sia spagnole che italiane. Al parlamento europeo, alla regione Lazio e alle città di Roma e Viterbo. Infine il monito ai giovani. “L’Erasmus è fondamentale per la vostra formazione, solo su di voi l’Europa potrà formarsi e fondarsi. Quello che è successo non deve fermarvi”.
Tanti fiori, di tutti i colori. E sulla bara un grande cuscino di rose bianche. I familiari hanno però preferito le offerte da devolvere alla Caritas. “Elisa avrebbe voluto così”, dicono.
Per salutare “Scar” gli amici hanno portato in chiesa decine di palloncini colorati e un collage di foto per non dimenticare i bei momenti passati insieme. E tra i singhiozzi e la voce strozzata, ricordano la passione di Elisa: quella per la medicina. “Avevi la grinta autografata nell’animo e una forza di volontà incredibile. Sei sempre andata avanti, anche quando in molti avrebbero rinunciato. Lo facevi con una passione travolgente, ed è per questo che per noi sei diventata chirurgo tanto tempo fa. Ti ricordiamo felice Eli, felice con un ‘f’ grande quanto tutta la Spagna”.
Zio Gabriele, prorettore della Sapienza, ha descritto la cameretta di Elisa a Barcellona. “Affacciava sul policlinico ed era gioiosamente disordinata. Sulla scrivania c’era ancora il libro di psichiatria e il tuo camice”.
Numerose le istituzioni presenti: il consigliere regionale Riccardo Valentini, il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio e dell’università della Tuscia Alessandro Ruggieri. Ai funerali anche il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini.
Elisa amava studiare, un passione ereditata da nonno Gian Tommaso che aveva fondato l’ateneo viterbese dove il padre lavora come docente d’agraria.
Nella notte, camera ardente nella chiesa dei santi Pietro e Paolo affinché tutti potessero salutare Elisa. E in tanti hanno pregato affianco alla sua famiglia.
Al termine del funerale, un lungo applauso e il grido “Brava Elisa” hanno accolto il feretro fuori dalla chiesa.
Nei parenti, negli amici e nei compagni ora resterà indelebile il sorriso contagioso di “Scar”. Un sorriso aperto e fiducioso sul mondo.
Raffaele Strocchia
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