Terragona – Dopo tre anni e mezzo di archiviazioni e ricorsi, la Corte d’Appello d’Aragona ha dato il via libera al processo. Via libera al processo per la strage delle 13 studentesse universitarie tra i 18 e i 25 anni, sette delle quali italiane, morte nel 2016 in un drammatico incidente stradale avvenuto all’alba del 20 marzo in Spagna, sull’autostrada Ap7, nel viaggio in pullman da Valencia a Barcellona.
Tra loro la 22enne viterbese Elisa Scarascia Mugnozza, nipote del fondatore e figlia di un docente dell’università degli studi della Tuscia. Anche lei si trovava in Spagna, come le altre, per il programma Erasmus.
Ieri è arrivata la notizia dalla Spagna che dopo due archiviazioni è stato accolto il ricorso presentato davanti alla Corte di Tarragona dai genitori delle ragazze e dallo stesso pubblico ministero.
“Abbiamo ricevuto una mail stringata in spagnolo – conferma Gabriele Maestrini, padre di Elena, una delle ragazze morte nella strage in un’intervista al Corriere Fiorentino – che ci dice solo che è stato accolto il ricorso. Non abbiamo altre notizie”.
I genitori delle ragazze morte nell’incidente in Spagna non si sono mai arresi e in tutto questo tempo hanno lottato per ottenere giustizia. “Non vogliamo vendetta – spiega Gabriele Maestrini – il nostro unico obiettivo è quello di fare in modo che una tragedia del genere non accada mai più. Nostra figlia non ce la restituirà nessuno, quello che possiamo fare è cercare di fare emergere quelle criticità che hanno portato alla tragedia”.
L’autobus si schiantò contro un guardrail. A bordo c’erano 57 studenti.
A finire sul banco degli imputati è l’autista del bus, il 62enne Santiago Rodriguez Jimenez, unico indagato per la strage.
L’uomo aveva confessato di essersi addormentato al volante: una versione supportata anche dalla scatola nera del mezzo che aveva registrato bruschi cambiamenti di velocità prima dell’incidente. Jimenez aveva però ritrattato la confessione durante un altro interrogatorio, dando la colpa al sistema frenante dell’autobus.
Negli anni sono state tre le richieste di archiviazione e gli altrettanti ricorsi presentati dalle famiglie, l’ultimo accolto dalla Corte d’Appello d’Aragona. Ora il conducente dovrà rispondere dell’accusa di omicidio colposo.
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