Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Fa piacere rilevare che negli ultimi tempi si è aperto a Viterbo un dibattito abbastanza serrato sul destino del centro storico.
Perché speriamo che di questo si tratti, vista la frequente presenza di interventi sulla stampa locale riservati all’argomento.
Infatti la riqualificazione dei centri storici è questione attualissima e preminente presso le amministrazioni più accorte in molte città italiane ed europee e il problema vede ovunque impegnati in sinergia istituzioni e cittadini, in primis i residenti, senza i quali non è possibile alcun tipo di riqualificazione.
Ciò detto ribadiamo che l’impegno del Comitato di San Pellegrino non è quello di fare una battaglia contro i giovani e gli spazi di sano divertimento che sono loro dovuti. La battaglia è contro l’illegalità, la inosservanza di elementari regole di civiltà e contro comportamenti sguaiati e irrispettosi del prossimo e del luogo; perché la convivenza civile vuole che ciascuno debba esercitare i propri diritti nel rispetto di quelli degli altri.
Siamo pienamente d’accordo con il percorso suggerito dal professor Mattioli, al fine di armonizzare sviluppo e conservazione e coniugare le esigenze e le aspettative delle diverse parti sociali direttamente protagoniste della vita del centro storico; tuttavia respingiamo le accuse che vengono rivolte ai residenti di scarsa cura del quartiere e di scarsa apertura alla modernità.
Ribadiamo che il trend degli ultimi anni ha visto il proliferare di concessioni di licenze esclusivamente destinate alla vita notturna, senza alcuna programmazione a lungo termine di un organico e sensato piano di sviluppo del centro e senza alcuna considerazione della idoneità o meno dei locali alle tipologie di attività intraprese.
E’ lecito sparare musica a tutto volume in locali in regime condominiale, privi di adeguate strutture di insonorizzazione, ricavati per lo più in magazzini di antichi edifici costruiti in peperino, buon conduttore di onde sonore e vibrazioni?
La conseguenza più immediata di questa tendenza, che ha dato ai residenti l’impressione che la volontà politica fosse quella di fare di San Pellegrino una sorta di ghetto riservato alla movida e allo sballo, è stato l’abbandono del quartiere da parte di molti proprietari residenti (qualcuno si è accorto che tante abitazioni sono in vendita o disabitate?), stanchi di dover affrontare una quantità considerevole di difficoltà nella gestione della vita quotidiana, senza alcuna contropartita. Questo costituisce indubbiamente un problema, perché i proprietari assenti non hanno cura di ornato e facciate, e del resto non esistono né incentivi né regolamenti precisi che costringano alla cura degli edifici; i residenti stabili sono ormai pochi e non hanno armi per fermare i comportamenti incivili di chi abbandona spazzatura e deiezioni canine in giro.
Spetta alle istituzioni far rispettare le regole e questo riguarda anche le auto parcheggiate in divieto nelle ore non consentite dal regolamento comunale, che sono state spesso segnalate anche dai residenti, i quali hanno cura di parcheggiare fuori le mura, negli esigui spazi loro consentiti.
Sono i nuovi arrivati, molto spesso proprio i gestori dei nuovi locali ad entrare ed uscire dall’area pedonale senza rispettare le regole e a sostare a lungo senza motivo.
Non è colpa poi dei residenti, se la pavimentazione del quartiere San Pellegrino, completamente sconnessa, non è stata più risistemata dal dopoguerra; se la rete fognaria necessita di seri interventi di rifacimento, se i piccioni ricoprono di guano le strade: risolvere questi problemi non rientra purtroppo nei loro poteri.
Fa meraviglia poi il fatto che un giornalista serio come Daniele Camilli, impegnato nella lotta alle illegalità e alla penetrazione mafiosa nella nostra città, abbia assunto la difesa ad oltranza dei gestori dei locali che sono stati sanzionati per le illegalità commesse (e non si tratta, stia certo, dello sforamento di 5 minuti sull’orario di chiusura!).
Quanto poi ai “bossetti di quartiere e ai capibastone sempre pronti a jaquerie come ai tempi di Federico II” da lui citati nel suo articolo, crediamo proprio che abbia preso un abbaglio: questa definizione dei residenti è del tutto incongruente, dal momento che da anni subiscono questa situazione di disagio e di degrado e non ottengono niente dalle autorità cittadine e spesso nemmeno dalle forze dell’ordine che non intervengono, nonostante le numerose chiamate nelle ore notturne.
Se Camilli è a conoscenza di fatti gravi di questo tipo li denunci nelle sedi istituzionali, altrimenti eviti allusioni dal sapore diffamatorio, che offendono gratuitamente i residenti.
L’obiettivo serio di un dibattito pubblico non dovrebbe essere quello di difendere gli interessi particolari solo di chi ha investito sulla movida nel centro storico (e ribadiamo che c’è anche chi ha investito in altri tipi di attività), ma quello di immaginare una prospettiva di sviluppo della città. I recenti dati resi pubblici sugli introiti del turismo a Viterbo (e non si può negare che il turismo sia legato all’attrattiva del centro storico e alla presenza delle acque termali) dovrebbero sollecitare la maggiore solerzia pubblica alla cura di queste due specificità, che sono, almeno al momento, le uniche risorse di Viterbo con evidenti potenzialità di sviluppo futuro e questo tema dovrebbe essere fatto proprio da tutta la cittadinanza.
Questo dovrebbe essere l’impegno principale di un’amministrazione attenta ai bisogni dei cittadini, nella prospettiva della creazione di nuove opportunità di lavoro per i giovani, i quali meriterebbero maggiore attenzione, anche con l’offerta di più articolate e intelligenti forme di divertimento, che non siano solo la triste e becera pratica dello sballo del fine settimana, in cui affogare la noia e la desolazione di una vita cittadina avara di stimoli. Dove sono i teatri, i cinema, le sale concerto, i laboratori culturali?
Il Comitato di quartiere fa appello a tutta la cittadinanza, alla amministrazione comunale (che finalmente ha dato il segnale positivo di voler esercitare la funzione di controllo che le compete), alle istituzioni tutte perché mettano al primo posto nel dibattito pubblico i problemi del centro storico, se non si vuole che nel prossimo futuro un inestimabile bene di tutti i viterbesi venga trasformato in un serio problema di ordine pubblico.
A tal proposito, dobbiamo purtroppo concludere questo intervento segnalando l’increscioso episodio verificatosi la scorsa notte (tra mercoledì 23 e giovedì 24 marzo), che ha danneggiato una delle pochissime attività artigianali rimaste nel quartiere, “L’Orlo di Munch”: una rissa tra ubriachi scoppiata di fronte ad un locale si è poi trasformata in una scorribanda notturna, fatta di urla disumane e canti, che ha svegliato molti residenti e che si è conclusa con la rottura della vetrina del negozio citato, della quale alleghiamo le foto… è così che vogliamo far vivere il centro storico?
Comitato di quartiere San Pellegrino di Viterbo
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